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Maurizio Ferraris, Chiamata Alle "Armi" E Mobilitazione Totale (di Gli Stati Generali) Stampa
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Scritto da sberla54   
Giovedì 21 Dicembre 2017 10:00
Maurizio Ferraris - Mobilitazione Totale
Maurizio Ferraris, Chiamata Alle "Armi" E Mobilitazione Totale (di Gli Stati Generali)

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Gli Stati Generali

Computer, smartphone, tablet: Maurizio Ferraris, nel suo piacevole saggio "Mobilitazione totale", li chiama ARMI, acronimo per Apparecchi di Registrazione e Mobilitazione dell'Intenzionalita'. Un messaggio whatsapp, una e-mail notturna sono un diktat che obbliga moralmente a una risposta: la doppia spunta azzurra su whatsapp rivela che il destinatario ha letto il messaggio e a questo punto rispondere e' doveroso.

Si tratta di una vera e propria chiamata alle ARMI, ne consegue una mobilitazione quasi militare: milioni di utenti si trasformano in militi pronti a rispondere al comando.
E' un nuovo imperativo categorico quello che mi spinge a rispondere a qualunque ora del giorno o della notte a un messaggio whatsapp o a una mail di lavoro che turba la mia quiete domestica e, senza piu' distinzione tra pubblico e privato, io sono travolto dall'indistinto magma del flusso dei comandi digitali.

Se pensiamo alla dimensione del lavoro - perche' le mail piu' inquietanti sono proprio quelle dei datori di lavoro che come abili stalker disturbano la vita quotidiana, obbligando a forme di attenzione del tutto extracontrattuali - va detto che ogni tipo di risposta, piu' o meno articolata, ha luogo fuori dall'orario di servizio, non e' contabilizzata come lavoro, non e' retribuita. E' la nuova frontiera dello sfruttamento: la dilatazione spazio-temporale senza limiti della propria prestazione.

Lo scenario si aggrava se, poi, si considera che le operazioni svolte a titolo gratuito, le interazioni sui social network generano un plusvalore assoluto. I mobilitati (gli inconsapevoli utenti) mettono, infatti, costantemente a disposizione il loro lavoro (ore di connessione per rispondere a mail, post, messaggi) e mezzi di produzione (computer, contratti con gestori telefonici, energia elettrica, cavi di connessione) e l'apparato tecnologico trae vantaggi economici (pubblicita' sui social media, l'accumulo archiviale di dati degli utenti, una base sconfinata di conoscenza).

E Ferraris sottolinea che non basta voler restare "sconnessi", non e' sufficiente la volonta': l'intenzionalita' e' condizionata irrimediabilmente da sollecitazioni esterne, da imposizioni sociali che annientano l'umanita'. Siamo di fronte al tramonto definitivo del socratismo come primato della coscienza e del kantismo come autonomia morale: Ferraris nota che e' in atto il primato del sociale, della sollecitazione esterna. Insomma, sulla nostra azione prevale la "chiamata" esterna piuttosto che la spinta interiore. Come in una mobilitazione militare, agiamo anche se non vogliamo, ci sentiamo responsabilizzati, obbligati a rispondere a un messaggio/mail, anche nel cuore della notte di un magico weekend.

Ne deriva un a vera e propria "sociodipendenza", aggravata dal fatto che il web non solo mobilita richiedendo una risposta alla chiamata, ma, soprattutto, registra: cio' che e' impresso sul web e' un documento indelebile, una memoria incancellabile, certo, frammentata e confusa, acritica e non storicizzabile nel mare magnum dei dati che i nuovi media collezionano; ma c'e', resta.

Ebbene, la chiamata alle ARMI e le infinite registrazioni di dati che danno vita a un apparato potentissimo che sa tutto di noi e di cui noi, invece, ignoriamo ogni cosa, ci condizionano: a livello intenzionale, perche', in fondo, comunque, rispondiamo; a livello economico, perche' mettiamo a disposizione il nostro lavoro, la nostra energia elettrica, il nostro computer, il nostro tablet; a livello antropologico, perche', siamo dipendenti, ormai, dal web, per studiare, lavorare, comprare; a livello psicologico, perche' l'intenzionalita' della nostra azione e' fortemente eterodiretta.

La soluzione che propone Ferraris a questo stato di cose e', pero', piuttosto riduttiva e semplicistica rispetto ai tratti profondamente critici della sua analisi. Il web e' per lui, comunque, un progresso, basta solo umanizzarlo e usarlo come strumento di diffusione culturale. Il web e' la traccia definitiva di una societa' alfabetizzata, che e' sempre meglio di una societa' analfabeta: in fondo, con tono ironico e volto a minimizzare il problema, Ferraris nota che se rispondiamo a qualche mail nel cuore della notte interrompendo il nostro sonno, e' perche' non stiamo partecipando a un rogo di streghe!

Insomma, come dire: adattiamoci all'irreversibilita' del progresso.

Verga la definiva la "fiumana del progresso": un'ondata irrefrenabile che, si', certamente giunge a riva, ma travolge: Verga lo sapeva. E noi?

La conseguenza piu' grave di questa realta' e' la dilatazione estrema e senza confini dello spazio digitale in cui lo spirito soggettivo incontra solo se stesso. Nelle antiche guerre le ARMI uccidevano l'altro, che pero', se era fortunato, poteva difendersi e sopravvivere; ora le reti digitali aprono uno scenario nuovo e irreversibile: "l'espulsione dell'altro". E nel regno della solitudine che il progresso tecnologico ha abilmente costruito, Windows e' una finestra senza sguardo. (Byung-Chul Han, L'espulsione dell'altro).
Teresa D'Errico

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Fonte: Maurizio Ferraris, Chiamata Alle "Armi" E Mobilitazione Totale (di Gli Stati Generali)
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