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Come Il Brutto E' Diventato Di Moda (di The Vision) Stampa
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Scritto da sberla54   
Martedì 08 Maggio 2018 09:00
Come Il Brutto E' Diventato Di Moda
Come Il Brutto E' Diventato Di Moda (di The Vision)

http://thevision.com/cultura/moda-brutta/

The Vision

Le generazioni precedenti alla nostra nascevano in gruppi sociali e andavano in cerca della propria individualita'. Oggi e' il contrario: nasciamo come individui, ma non abbiamo gruppi di riferimento. I nostri genitori ci hanno cresciuti convincendoci che noi e solo noi siamo speciali, diversi da tutti gli altri. La scuola, piu' nella teoria che nella pratica, ci ha invitati a sviluppare le nostre doti e capacita' individuali. La cultura popolare ha fatto il resto.
Quanti sono i film, da Juno a Ladybird, che presentano una narrazione romantica del diverso e dell'escluso, le cui caratteristiche peculiari e uniche che la massa ignorante percepisce come difetti, a noi spettatori appaiono come gemme luccicanti? E quanti di noi, a quindici o sedici anni, si sono trovati in camera a piangere ascoltando un gruppo che "conosco solo io" perche' "nessuno mi capisce"? Esasperare la propria unicita' e' una fase normale dell'adolescenza che tutti sperimentano e che prima o poi quasi tutti superano.

La vita digitale non ha cambiato questa dinamica, o, meglio, si e' limitata ad accrescerne la complessita'. Si ricerca il post piu' divertente, la foto profilo piu' particolare, la scelta musicale piu' raffinata da condividere in bacheca, ma poi tutti guardiamo gli stessi video di gattini che fanno cose stupide, condividiamo gli stessi meme. Il mondo digitale e' sottoposto, come ogni aspetto della nostra vita (l'alimentazione, gli hobby, la musica, le app da scaricare), al flusso continuo delle mode. A questo grande sistema, che si basa, come diceva Simmel agli inizi del secolo scorso, su un principio di coesione e differenziazione, non e' possibile sottrarsi. Ascoltare Bon Iver indossando maglioni vecchi rubati dall'armadio di nostro padre e' un modo sia di far parte di una comunita', sia di differenziarsi dalla restante massa. Internet e' stato, per chi ha cominciato a usarlo durante la transizione dall'infanzia all'adolescenza, il principale mezzo tramite il quale raccogliere informazioni su quella determinata estetica che sembrava adattarsi al nostro gusto e al nostro carattere. Piattaforme come Tumblr, regno incontrastato della differenziazione, ci hanno permesso di costruire comunita' estetiche eliminando le distanze geografiche, cosa impensabile fino a una ventina di anni fa.

In tutto cio', bisogna tenere in considerazione anche l'elemento fondamentale su cui si basa la cultura di internet, l'ironia e i suoi molteplici gradi di stratificazione - i famosi layers - e la sua emanazione piu' diffusa, ovvero i meme - e l'ironia a essi collegata. I meme sono classificati dagli studiosi - perche' si', esistono studiosi di meme - in base alla capacita' del fruitore di decifrarli. Esistono meme piu' accessibili, quelli che capiscono anche i normie, e quelli invece piu' criptici. Ma una cosa e' certa: il meme, come una battuta, se ripetuto ad alta voce o spiegato, non fa piu' ridere.

E cosa c'entra la moda in tutto questo? Innanzitutto anche i meme sono in grado di creare un ponte tra gli utenti e una comunita' di appartenenza: ci sono i meme con gli shiba inu, i meme con Stalin e i meme con Spongebob. Ciascuno parla a un pubblico, piu' o meno esteso, che riconosce e si identifica in quella determinata estetica. Nella comunita' dei memers, condividere un meme con il proprio gruppo e' fondamentale, ma quando questo diventa di dominio pubblico, quando va di moda, e' "rovinato", e smette dunque di far ridere.

Se la moda prevarica sull'ironia, dunque, l'ironia perde. Ma cosa succede se l'ironia prevarica sulla moda? Il team di trend forecasting K-hole, ormai nel lontano 2014, ha creato un termine che ha avuto molta fortuna nel mondo di Internet: normcore. Il normcore e' effettivamente il trend che piu' ha dominato il mondo della moda negli ultimi due anni, anche se definirlo semplice trend e' riduttivo. Talvolta mascherato da streetwear, il normcore si basa sulla apparente "normalita'" dell'abbigliamento, quella normalita' che i nostri genitori indossavano tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta: sono le t-shirt bianche, i mom jeans a vita alta e gamba larga, le scarpe da ginnastica, i cappellini da pescatore, i marsupi, i calzini di spugna, le felpe di acetato. Una sorta di guardaroba dei protagonisti di Friends, ma nel nuovo millennio.

Il normcore e' dunque un modo di vestire ironico, ma non e' la prima volta che succede una cosa del genere: l'ironia nel fashion e' sempre esistita e ha avuto anche una certa fortuna con personaggi come Elsa Schiaparelli o Franco Moschino. Ma se quella di vent'anni fa era piu' simile a una barzelletta sulla Settimana Enigmistica, l'ironia del normcore e' piu' simile al meme di John Travolta che si guarda intorno confuso in una scena di Pulp Fiction. Non si tratta semplicemente di prendere in giro la moda creando un cappello a forma di scarpa o un abito decorato con una mucca. Si tratta piuttosto di creare un'estetica che sia anti-estetica, quasi ai confini della banalita' e dello sgradevole.

Non e' un semplice revival, come molti, anche tra gli addetti ai lavori, hanno pensato. Nel normcore c'e' qualcosa in piu': ci sono le Crocs, le Birkenstock, le Triple S di Balenciaga. C'e' un brutto sfacciato ed esplicito. L'estetica normcore ci trasforma in meme ambulanti, in versioni in carne e ossa delle immagini di Shutter Shock, diventati materiale da memificare. La moda brutta e' una trollata raffinata, insensata, provocatoria, non solo perche' nel 2018 ci fa comprare le Crocs, ma anche perche' ci fa comprare quelle decorate da Christopher Kane e che costano 600$ - le stesse Crocs che la sorella di Christopher Kane usa per potare le piante in giardino. Siamo una generazione che non ha lavoro, non ha soldi, non ha le garanzie per aprire un mutuo, ma che spende piu' che volentieri 90 euro per comprare i calzini di Vetements. Marchi come Vetements sulla bruttezza del normcore hanno costruito un impero, che rivende senza esclusione di colpi jeans vintage Levi's comprati all'ingrosso a 30 dollari per 1300. La trollata suprema sta nel fatto che il fondatore Demna Gvsalia ha dichiarato che non sarebbe mai disposto a spendere una cifra simile per i suoi stessi prodotti. Eppure, Vetements ha venduto e vende tantissimo.

Business of Fashion nel suo report The State of Fashion 2017, nel 2016, anticipava una crisi globale nella creativita' degli stilisti. Questa crisi sarebbe dovuta alle continue pressioni a cui i team creativi sono sottoposti: un numero eccessivo di collezioni all'anno da preparare in lassi di tempo troppo ravvicinati, il cui successo dipende soprattutto dai volubili buyer. D'altronde, una diminuzione delle vendite dell'ultima collezione e' bastata a Highsnobiety per dichiarare la morte di Vetements. Questa crisi della creativita' ha due conseguenze. La prima e' il continuo ricambio di direttori creativi: come nel calcio, in cui spesso un allenatore viene silurato senza troppi complimenti non appena la squadra perde due o tre partite consecutive, anche nella moda i cambi di panchina sono moltissimi. Nel 2016, piu' di 30 premium brand hanno cambiato i loro direttori creativi. Nel 2017 se ne sono andati tra gli altri i designer di importanti marchi come Chloe', Givenchy, Jil Sander o Celine. Addirittura, Oliver Lapidus, dopo aver disegnato appena due stagioni, ha dato le dimissioni da Lanvin. La seconda conseguenza della crisi della creativita' sono i plagi. Un prodotto, per quanto dirompente e originale, non solo verra' replicato dal sistema della fast fashion prima ancora che arrivi nelle vetrine di chi l'ha creato in prima istanza, ma verra' ben presto copiato da brand di pari livello, creando anche situazioni paradossali. Un esempio molto evidente di questo fenomeno sono i marchi di scarpe di lusso come Jimmy Choo o Louboutin che improvvisamente si sono messi a vendere sneakers e sandali da turista tedesco in vacanza sul lago di Garda.

La moda brutta, dunque, nasce come comunita' chiusa, elitaria: come un meme che capiscono in pochi. E' una forma di resistenza al bello parossistico da cui siamo tutti ossessionati. Eppure, e' destinata a esaurirsi rapidamente, perche' in men che non si dica il grande sistema capitalistico se ne impossessera', la fara' a brandelli e la dara' in pasto alle masse. Alla liceale che ascolta Fedez per poter scegliere la propria comunita' estetica basta andare da H&M, dove trovera' la moda brutta creata due stagioni fa da Phoebe Philo proprio per differenziarsi da quell'archetipo banale. I look decostruiti di Martin Margiela, cosi' oltraggiosi e incomprensibili negli anni '80, oggi sono alla portata di uno studente al primo anno dell'Istituto Marangoni. La "rivoluzione" della moda brutta, cosi' come ogni rivoluzione post-moderna e', di fatto, un mantenimento dello status quo. Per quanto le masse possano essere attratte dalla rivoluzione, preferiranno sempre la rassicurante staticita' del sistema. Storceranno il naso davanti a certi esiti estremi della moda, ma saranno pronti a fare la fila per averli quando assumeranno significati piu' rassicuranti.

Nel suo ultimo documento, The last 100 days, K-Hole affronta un tema molto diverso, ma che non e' del tutto distante da quello del normcore: la magia. Molte cose nel nostro mondo fanno abbastanza schifo, e una soluzione e' prenderla con ironia, con la consapevolezza che questa stessa verra' presto consumata da un pubblico troppo vasto che la rovinera'. Un'altra soluzione, invece, e' usare la chaos magic, l'ingenua e decisiva convinzione che le cose esistono perche' noi ci crediamo, che il video di un cane che salva un pesce ributtandolo in acqua mostra un cane che vuole davvero salvare la vita di un pesce e non di un cane che vuole solo giocarci. Anche la chaos magic e' una forma di resistenza, questa volta pero' nei confronti del brutto. Joan Didion, dieci anni prima in The Year of Magical Thinking si immaginava che il suo "pensiero magico" potesse far tornare indietro il marito John Gregory Dunne, morto recentemente. Dire quale sia il destino della moda non e' semplice. Se la previsione di K-Hole e' esatta come quella sul normcore, possiamo pensare a buona ragione che c'entri qualcosa la magia.
Jennifer Courson Guerra

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Fonte: Come Il Brutto E' Diventato Di Moda (di The Vision)
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