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Le Distorsioni Sul Racconto Dell'Immigrazione (di Minima&Moralia) Stampa
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Scritto da Joel   
Lunedì 17 Settembre 2018 09:00
Le Distorsioni Sul Racconto Dell'Immigrazione
Le Distorsioni Sul Racconto Dell'Immigrazione (di Minima&Moralia)

http://www.minimaetmoralia.it/wp/immigrazione-giuseppe-lorenti/

Minima&Moralia - Un blog di approfondimento culturale

A me piace camminare a piedi. A me piacciono gli spazi larghi che lasciano l'opportunita' di osservare la linea dell'orizzonte. A me piace il mare. A me piacciono le contraddizioni. Quel fascino per cio' che costringe a interrogarti e' stato, sempre, la mia forza e la mia debolezza. A Catania c'e' un luogo che contiene in se' questi elementi: il suo porto. Un'ansa profonda che si apre sul Mediterraneo e che, dal 2018, si e' trasformata nella nuova frontiera dei migranti che muovono verso l'Europa.

Questo raccontano i dati del Ministero dell'Interno che evidenziano come, da Gennaio 2018, ci sia stato un profondo cambiamento nei flussi in arrivo dall'Africa. I numeri dei primi sette mesi del 2018 confermano, in maniera ancora piu' eclatante, questo scenario. Il report del Ministero dell'Interno del 18 Luglio dimostra il crollo spaventoso degli arrivi. La comparazione con i primi sette mesi dei due anni precedenti e' impietosa: rispetto al 2016 il calo e' del 77,67 %, al 2017 del 80,89. Se da Gennaio a Luglio 2016 gli sbarchi erano stati oltre 79.877 e nel 2017 93.333 (di cui oltre 89.000 dalla Libia), a Luglio 2018 il numero e' di 17.838 (di cui 12.088 dalla Libia).

In questi primi sette mesi la centralita' del porto di Catania ha assunto maggiore evidenza: 2.786 sbarchi, seguita da Augusta con 2.413 arrivi mentre Lampedusa si ferma a 1.266. La grande invasione sembra essersi fermata. Ecco che tornano le contraddizioni, che emerge quel bisogno di conoscenza che mi ha spinto ad ascoltare le voci e vivere le emozioni, un grumo inestricabile di felicita' e sofferenza, di chi, in citta', si occupa di un fenomeno che il nostro paese ha, scelleratamente, deciso di raccontare agitando il fantasma della paura e di affrontare con la logica dell'emergenza.

Guido Nicolosi insegna Sociologia dei Processi culturali al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Universita' di Catania ed e' componente del Centre d'Etudedes Techniques, des Connaissances et des Pratiques della Sorbona. Nei mesi scorsi e' stato selezionato e incaricato da EVP, societa' partner di Facebook, che coordina un programma mondiale lanciato dal social network, di contrasto all'hatespeech sui social. "Mi hanno contattato nello scorso Ottobre, dice Nicolosi, conoscevano il mio lavoro sulla comunicazione dei fenomeni migratori, su stereotipi e pregiudizi e mi hanno chiesto se fossi stato disponibile a candidare la mia Universita' per partecipare al programma: Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge, presentando un progetto per una campagna di comunicazione sui social media che contrastasse l'hatespeech sul tema dell'immigrazione. Ricordo che durante i colloqui emergeva la valenza simbolica della Sicilia e di Catania sulla question emigranti. Negli Stati Uniti sono consapevoli che il dibattito sulle migrazioni e' focalizzato su un'area geografica specifica, il Mediterraneo, e all'interno di questa area la Sicilia e negli ultimi due anni Catania ha assunto una centralita' assoluta". Cosi' nasce Don't ignore human kind, una campagna di comunicazione di contrasto ai discorsi di odio nei confronti dei migranti. La specificita' del progetto, che si e' chiuso lo scorso Giugno, e' di essere stato realizzato da un team di studenti, secondo la logica del "Peer to Peer".

Quindici studenti hanno presentato un piano di comunicazione a Facebook che prevedeva la realizzazione e la condivisione sui social di video e notizie che smontassero la narrazione comune sul fenomeno migratorio, attivita' di fact checking per evidenziare dati che hanno smontato stereotipi e pregiudizi. Una campagna fondata su tre pilastri: ironia, controinformazione, solidarieta'. Questo ha significato costruire un network locale che ha contribuito alla diffusione del progetto: Scenario Pubblico, Centro Nazionale di Produzione Danza, ha allestito una coreografia diventata lo spot finale del progetto,la radio dell'Universita', Radio Zammu', ha realizzato un programma radiofonico con il coinvolgimento di alcuni migranti, il Cope, Centro per la Cooperazione dei Paesi emergenti, ha svolto un'attivita' di formazione per il team di studenti.Tra i partner anche il Comitato Provinciale di Catania della Croce Rossa che, in questi anni, ha svolto un ruolo essenziale nella gestione della prima accoglienza. Stefano Principato, Presidente di CRI Catania, mi conferma questo mutamento "negli ultimi due anni il porto catanese e' diventato il nuovo snodo di ingresso in Europa ma e' cambiata la modalita' con cui gli immigrati arrivano. Negli anni scorsi abbiamo visto arrivare zattere e barconi straripanti di esseri umani, oggi sono i mezzi della Guarda Costiera e delle ONG che intercettano questi mezzi di fortuna e li accompagnano nei porti. Come CRI abbiamo approntato dei gazebo in cui accogliamo, con i nostri volontari, i migranti appena sbarcati. Il fatto che Catania sia diventata un nodo centrale e' legato a motivi logistici e organizzativi. La Guardia Costiera e molte ONG hanno base in citta' e questo rende piu' agevole la prima accoglienza. Noi li supportiamo con un'attivita' sanitaria, l'assistenza psicologica e con i servizi del Restoring Family Links, un progetto che permette a chi arriva di contattare la propria famiglia".

Catania e' una citta' contraddittoria. Mentre c'e' chi opera per dare risposte concrete l'amministrazione comunale, di fatto, smantella il Progetto Immigrati e "Casa dei Popoli", un luogo che ha rappresentato, dal 1994, un riferimento per i migranti, motivando questa scelta come dolorosa ma necessaria per la la mancanza di risorse economiche. E sara' anche una scelta sofferta ma, oggettivamente, e' insensata. Contemporaneamente, l'amministrazione ha messo a disposizione alcuni locali di sua proprieta' per ospitare le attivita' di Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Silvia Dizzia, responsabile del Restoring Family Links, mi racconta che in citta' si ha una percezione minima del fenomeno. "I catanesi non hanno piena consapevolezza di come sia aumentato il numero degli sbarchi al molo del porto, e qui succede qualcosa di paradossale. Mentre noi operatori siamo in attesa degli arrivi, talvolta avvengono anche nei giorni festivi, parallelamente ci sono locali stracolmi di gente perche' c'e' una festa, per bere una birra, per mangiare una granita. Ci troviamo davanti due mondi che si incrociano, un'umanita' in fuga e un universo che si gode, legittimamente, la giornata di vacanza. Per me lo sbarco e' un microcosmo che attraversa le nostre vite ponendole di fronte a contrasti emotivi che ti spiazzano ma che sono entrati nella nostra quotidianita'".

In ogni caso, il dato che permane e' l'enorme diminuzione di arrivi, come mi conferma Marco Bertotto, responsabile Advocacy di Msf Italia. "La riduzione delle partenze e' imputabile a un'attivita' svolta, a quanto pare, con il supporto e il finanziamento di autorita' italiane ed europee, da milizie libiche che ostacolano l'attivita' dei trafficanti a terra, inoltre c'e' stato un aumento importante delle intercettazioni da parte della Guardia Costiera libica". In questo quadro il cosiddetto Decreto Minniti ha segnato un deciso cambio di strategia politica del nostro paese. "Dal nostro punto di vista, continua Bertotto, questa drammatica diminuzione degli sbarchi non e' affatto un successo, in quanto causa sicuramente una maggiore sofferenza per migliaia di persone che vengono rispedite nei centri di detenzione libici. Si vogliono chiudere le frontiere sulle rotte del Mediterraneo senza costruire modalita' di accesso in Europa con canali regolari".

Un successo sbandierato che nasconde incapacita' e mancanza di volonta' per reali politiche di accoglienza in grado di gestire un fenomeno che presenta numeri importanti ma molto lontani dalla grande invasione che ci viene raccontata. Un quadro inquietante, inoltre, continua ad emergere sulla percezione del fenomeno e sul conseguente formarsi dell'opinione pubblica. Da alcune ricerche condotte all'interno del progetto Don't ignore human kind e che hanno coinvolto un target di circa trecento studenti universitari, e' emerso un clima allarmante di ostilita' e diffidenza nei confronti dei migranti che dovrebbe spingere a interrogarci sul perche' la narrazione del migrante miserabile, criminale, terrorista continua a essere vincente.

E' giunto il tempo di trovare il coraggio di prendere le distanze dall'isteria collettiva e da questa rappresentazione sguaiata che banalizza perche' incapace di dare risposte. Al contrario della demagogia populista del nuovo Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che chiude i porti per garantire la sicurezza degli italiani e' tempo di spalancarli i nostri porti. E' giunto il tempo di non aver paura.
Giuseppe Lorenti

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Fonte: Le Distorsioni Sul Racconto Dell'Immigrazione (di Minima&Moralia)
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