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Mi Sono Un Po' Rotto Il Cazzo Di Un Certo Giornalismo. (di Non Si Sevizia Un Paperino) Stampa
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Scritto da Joel   
Mercoledì 03 Ottobre 2018 09:00
Mi Sono Un Po' Rotto Il Cazzo Di Un Certo Giornalismo.
Mi Sono Un Po' Rotto Il Cazzo Di Un Certo Giornalismo. (di Non Si Sevizia Un Paperino)

https://nonsiseviziaunpaperino.com/2018/10/02/mi-sono-un-po-rotto-il-cazzo-di-un-certo-giornalismo/

Non Si Sevizia Un Paperino

Grazie alla mia famiglia e all'educazione ricevuta in casa e a scuola, sono cresciuto con la convinzione che il mestiere di giornalista fosse una delle cose piu' nobili possibile. Ricercare la verita' ed informare la popolazione, spesso sfidando il potere o la criminalita', scavando per ricostruire i fatti, fornendo un punto di vista informato e autorevole sono sempre stati - per me che giornalista non sono - cose che avvicinano chi sceglie di fare quel mestiere a una specie di supereroe.

Ammetto di aver spesso peccato, in gioventu', di ingenuita'. Ho sempre prima creduto, poi spesso solo sperato, che alcune figure (a fianco del giornalista potrei mettere anche il politico, l'uomo di legge, il medico, lo scienziato) fossero, per un mix di vocazione e competenza, i baluardi di una civilta' proiettata in avanti, in aperta contrapposizione a santoni, ciarlatani, arruffapopolo e in generale a chiunque venda fumo e merda (semicit).

Poi arriva la realta' e ti sbatte in faccia se' stessa.
"Modena: nessuno va alla festa del bimbo autistico."

Cosi' titolavano fino a poche ore fa un po' tutti i quotidiani, da quelli piu' blasonati a quelli piu' piccoli. La ricostruzione dei fatti era agghiacciante: partendo dallo sfogo di una mamma su Facebook, apprendevamo sgomenti che, in occasione del compleanno di suo figlio, un bimbo autistico di quattro anni di Cavezzo, l'intera classe del bimbo aveva disertato la festicciola organizzata dalla madre, in una Onlus nei pressi di Modena. Ventitre' bambini invitati, nessuna presenza. Non solo: la mamma non aveva neanche chiesto regali, ma una una donazione ad un'associazione che aiuta i bambini autistici. Come si puo' abbandonare cosi' un bambino che vive una condizione particolare, e una mamma che addirittura chiede una donazione a una Onlus anziche' egoistici regali?

"Cazzo, ma che mostri saranno i genitori dei bambini coinvolti, e quale educazione daranno mai ai propri figli?" ho subito pensato, insieme a migliaia di altre persone raggiunte dalla notizia. Poi, vuoi perche' sono un cacacazzi, vuoi perche' ho sempre bisogno di sentire tutte le campane per farmi un'opinione, sono andato alla ricerca di altri dettagli.

E ho scoperto (non per primo, eh, chi sbufala di "mestiere", come i ragazzi di Butac, c'era arrivato ben prima di me) che la mamma del bimbo e' una no-vax convinta, che l'associazione a cui voleva fossero donati soldi l'ha fondata lei, e che ovviamente questa associazione e' assimilabile alla galassia dei free no-vax. Che oltretutto la donna ha pubblicato svariati post estremamente razzisti, che potrebbero in effetti mettere in difficolta' un genitore che voglia far partecipare il figlio a quel compleanno.

Sinceramente, se ad essere stato invitato fosse stato mio figlio, avrei avuto qualche problema ad acconsentire a cuor leggero. E non voglio mettermi nei panni di un genitore che magari ha un figlio immunodepresso e non vaccinato (lo fareste entrare nella sede di un'associazione no-vax?) o di etnia diversa da quella italiana (lo mandereste a una festa di una persona che ha dimostrato di odiarlo?).

Ovviamente il primo pensiero va al bimbo - che non meritava di passare solo il compleanno, in ogni caso - e si', anche alla mamma, che non giustifico per il razzismo, ma che presumo rientri nel gruppo di genitori che, non raggiunti da una corretta informazione scientifica e contemporaneamente in difficolta' per la condizione del figlio (che nessuno e' riuscito a spiegarle, e per cui nessuno ha trovato un "colpevole") si sia rifugiata nelle idee di bastardi senza scrupoli che, ancora oggi, lucrano sulla paura di chi soffre diffondendo falsita' e odio.

In realta' non voglio parlare della vicenda di Cavezzo, che ai miei occhi rappresenta solo l'ennesimo fatto esposto soggettivamente e a cui ognuno ha reagito d'istinto prima di farsi un'idea realmente informata: voglio parlare di come i giornali, quasi tutti, abbiano riportato la notizia sentendo soltanto la voce della persona che ha per prima riportato l'accaduto, denunciando un "sopruso" subito con un video su Facebook, senza verificare minimamente i fatti. Cristo, ma a nessuno e' venuto in mente di contattare gli altri genitori? A nessuno e' passato per la testa di controllare quali idee venivano propagandate dalla "Onlus" coinvolta? Nessuno ha pensato che chiedere una donazione anziche' dei canonici regali fosse una pratica bizzarra e ha provato a informarsi meglio, prima di pubblicare la notizia su un cazzo di giornale?

Badate bene, non dico che i giornali avrebbero dovuto attaccare la madre del bambino. Ma, quantomeno, partendo dall'episodio, avrebbero potuto esporre sia le ragioni della mamma che quelle di chi ha deciso, magari a malincuore, di tenere a casa il proprio figlio.

La cosa che mi fa incazzare e' che per questo episodio di informazione assolutamente parziale, incompleta, inesatta, sicuramente nessuno paghera'. Perche' se si escludono casi eclatanti e chiacchierati come quello di Feltri, di Castagna o di Dipre' (e prima ancora di Baudo e Bongiorno, tutta gente che - a parte Feltri - manco facevano piu' i giornalisti), l'elenco delle sanzioni disciplinari per giornalisti "non famosi" mi sembra piuttosto corto e, spesso, limitato alla sanzione piu' leggera, ossia "l'avvertimento", e quasi sempre per questioni diverse dall'aver scritto una sonorissima vaccata. Per capirci, nell'elenco delle sanzioni dell'OdG della mia regione, la Toscana, dal 2013 a oggi compaiono piu' che altro avvertimenti per questioni interne - contratti non conformi, mancata presentazione di un qualche documento, denigrazione di un collega o violazioni del decoro, per esempio - e solo in pochissimi casi per l'aver riportato notizie false o inesatte. Cosi' a occhio, meno di cinque.

Saro' malfidato io, ma mi suona davvero stranissimo che in 5 anni ci siano state cosi' poche sanzioni disciplinari per qualche notizia inesatta pubblicata e, magari, mai rettificata. Per carita', sicuramente sono io che ho in mente un giornalismo meno pressapochista, che non tengo di conto dei ritmi lavorativi probabilmente massacranti e della difficolta' di reperire in fretta tutti gli elementi necessari a riportare correttamente una notizia, ma considerando il fatto che solitamente una cantonata viene presa in contemporanea da piu' testate mi sembra assurdo che ci siano cosi' poche sanzioni.

L'OMS contro il Made in Italy, il bambino disabile a cui sarebbe stata negata l'eucarestia a Ferrara, la "museruola" per le donne musulmane, le incredibili scoperte scientifiche che poi sono tutt'altra cosa, le "teorie degli ufologi" su presunti monoliti su Marte, il video della batteria al limone usata per accendere il fuoco... l'elenco e' lunghissimo anche senza contare l'incredibile numero di bufale razziste proposte dai soliti giornalacci (che pero' sempre giornali sono!) e la mole di foto e video fake pescati da YouTube o da altri social che finiscono nelle homepage dei quotidiani nazionali... e niente di tutto questo viene (praticamente) mai sanzionato.

Non sono uno di quelli che tuonano che "l'Ordine va abolito", ci mancherebbe altro: la stampa dev'essere libera, indipendente e deve sia autotutelarsi che tutelare i cittadini. Su quest'ultima parte, pero', la vedo un po' grigia, la situazione. Anzi, ad essere sincero la situazione e' decisamente insostenibile, per quanto mi riguarda: personalmente, ormai, mi fido pochissimo dei giornali; mi sento obbligato a controllare ogni dettaglio che mi suona storto, il che succede un po' troppo spesso, e leggo ogni cosa con un sospetto che mi fa sentire a disagio. E trovo questa sensazione paradossale, perche' mi hanno sempre insegnato che i giornali dovrebbero essere quella cosa che, almeno nel riportare i fatti, costituisce per il cittadino comune la risorsa primaria di "verita'".

E invece, e chiudo cosi' il cerchio, mi sono un po' rotto il cazzo di un certo giornalismo.

Voi no?

PS: Se qualcuno volesse smentirmi, con dati e numeri piu' confortanti di quelli che ho trovato io, gli sarei davvero molto grato.
Marco Valtriani

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Fonte: Mi Sono Un Po' Rotto Il Cazzo Di Un Certo Giornalismo. (di Non Si Sevizia Un Paperino)
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