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Dall'America All'Italia, Perche' L'Aborto E' Sotto Attacco (di Esquire) Stampa
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Scritto da Joel   
Mercoledì 22 Maggio 2019 10:00
Dall'America All'Italia, Perche' L'Aborto E' Sotto Attacco
Dall'America All'Italia, Perche' L'Aborto E' Sotto Attacco (di Esquire)

https://www.esquire.com/it/news/attualita/a27489586/aborto-reato-alabama/

Esquire

La legge che lo vieta in Alabama e' un grimaldello per scardinare diritti mai acquisiti definitivamente.

Stiamo parlando poco di quello che sta succedendo negli Stati Uniti sul fronte diritti delle donne. Il Senato dell'Alabama ha appena passato una legge che rende illegale l'aborto nella quasi totalita' dei casi, senza eccezioni per stupro e incesto, e con pene severissime per i medici che praticano interruzioni di gravidanza: 99 anni, piu' di un ergastolo, molto ma molto di piu' di quello che viene dato a qualsiasi stupratore in qualsiasi Stato dell'Unione.

Cosi' gli evangelici americani ottengono la loro prima gigantesca vittoria post-nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema: una legge che sperano vada all'esame della piu' alta corte di giustizia degli Stati Uniti, attualmente a maggioranza conservatrice, con Ruth Bader-Ginsburg come ultimo baluardo del femminismo. Justice Ginsburg, ormai anzianissima, stanchissima, reduce da un'operazione per un cancro. I progressisti americani sono divisi fra il desiderio (quasi una preghiera) che si mantenga in salute e continui a lottare, e il biasimo per non essersi ritirata quando Obama avrebbe potuto sostituirla con un altro giudice piu' giovane, preferibilmente una donna, di orientamento simile.

Elena Kagan e Sonia Sotomayor non bastano ad arginare l'invasione dell'arroganza maschile: alla Corte Suprema attualmente siedono Clarence Thomas (quello accusato di molestie sessuali da Anita Hill), Samuel Alito (nominato da George W. Bush, che forse ve lo siete dimenticati, ma era parte dell'esercito anti-choice), Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh (nominati da Trump) e il Chief Justice John Roberts, un altro che in passato si e' espresso contro la liberta' di scelta delle donne. Sul fronte liberale, oltre a Ginsburg, Kagan e Sotomayor, c'e' Stephen Breyer: ed e' proprio Breyer ad aver lanciato l'allarme sul pericolo che corrono le americane. Il diritto all'aborto sul territorio degli Stati Uniti non e' legge, e' consuetudine: e' protetto da una sentenza, la celebre Roe v. Wade. Una sentenza che la Corte Suprema puo' scardinare in qualsiasi momento, decretando la discrezionalita' dei singoli Stati. E' quello che sperano i venticinque uomini bianchi che hanno firmato la legge dell'Alabama: di farsi grimaldello.

Una tutela fragile, quella di Roe v. Wade, che esprime al meglio la visione patriarcale del corpo delle donne: demanio pubblico, soggetto alla clemenza del momento. Il nucleo della questione e' tutto li': che l'aborto, come qualsiasi altra procedura o costume o usanza che passi dal corpo delle donne, e' considerato una concessione, e non un diritto. Non esiste, nella cultura occidentale, alcun diritto delle donne. E sono le donne stesse a mettere in dubbio quel diritto, le prime a essere terrorizzate dall'idea che la scelta di portare avanti una gravidanza - di essere o non essere madri, di avere il potere di mettere al mondo un essere umano - spetti a noi.


E l'Italia non ride

La cultura cristiana e cattolica ha lavorato bene per instillarci l'idea che il nostro corpo smetta di appartenerci nel momento in cui viene inseminato con il principio di un nuovo, potenziale essere umano. Le famose eccezioni in caso di stupro o incesto erano e sono li' solamente per ricordarci che il punto e' il controllo totale non solo delle nostre funzioni riproduttive, ma anche della nostra sessualita': chi consente quelle eccezioni lo fa perche' l'aborto e' considerato omicidio solo se nel concepimento si e' goduto, se il rapporto era consensuale, se era una scelta. Altrove - come in Italia, per esempio - per poter interrompere una gravidanza bisogna poter dimostrare che quell'interruzione e' frutto di una scelta dolorosa, che portarla a termine costituisce una grave minaccia alla nostra salute fisica o mentale. Non puo' essere solo una decisione nostra: siamo prima di tutto incubatrici, quel figlio e' dovuto al mondo, alla societa', alla Patria.

In Italia si sta facendo molto per negarci il diritto all'aborto, e non da oggi. La clausola sull'obiezione di coscienza, inserita come tutela dei ginecologi cattolici negli anni '70, si presta da tempo a ogni sorta di abuso: il 70% dei medici si dichiara oggi obiettore, e il restante 30% si accolla la responsabilita' di praticare la IVG. Quel 30% rinuncia automaticamente a ogni forma di carriera, mentre il famoso 70% e' libero di fare interruzioni a pagamento nelle strutture private.

Di recente, con l'avvento degli ultraconservatori al governo, l'asticella si e' alzata, con una proposta di legge che renderebbe il feto "adottabile". Tradotto: non vuoi partorire? Facciamo in modo che quello che hai in pancia sia una persona, lo facciamo adottare prima che nasca, e se abortisci sei un'assassina. Un esproprio dell'utero in piena regola, da parte degli stessi che si oppongono alla GPA, chiamandola "utero in affitto". In sintesi, il problema e' la volonta' della donna: se sceglie di portare avanti una gravidanza per altri, non va bene. Se invece non vuole portare avanti alcuna gravidanza, la costringiamo. Ma chiamateci pure Dimatteo, Diluigi, Disimone, gia' che ci siamo, no? Il rosso poi dona a tutte.

L'aborto e' un diritto. Disporre del nostro corpo e' un diritto. Finche' continuiamo ad allinearci con la morale che non ci riconosce questo diritto e pretende di sindacare su come e quando e perche' possiamo esercitarlo, saremo sempre in questa condizione di sudditanza. Finche' continueremo a trovare normale che un diritto venga esercitato a singhiozzo e a seconda di come tira il vento, non potremo mai dirci libere. Come ha detto la scrittrice Geraldine DeRuiter su Twitter: le vasectomie sono reversibili, perche' non ne facciamo una a tutti gli uomini, alla nascita, per poi toglierla solo se si dimostrano abbastanza responsabili? Ah gia': non si puo' disporre del corpo degli uomini in quel modo. Su quello delle donne, invece, liberi tutti.
Giulia Blasi

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Fonte: Dall'America All'Italia, Perche' L'Aborto E' Sotto Attacco (di Esquire)
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