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La Pandemia Mette In Ginocchio L'Industria Musicale, Senza Concerti In Fumo Migliaia Di Posti Di Lavoro E Milioni Di Euro (di Business Insider Italia) Stampa
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Scritto da sberla54   
Mercoledì 22 Aprile 2020 10:00
La Pandemia Mette In Ginocchio L'Industria Musicale, Senza Concerti In Fumo Migliaia Di Posti Di Lavoro E Milioni Di Euro
La Pandemia Mette In Ginocchio L'Industria Musicale, Senza Concerti In Fumo Migliaia Di Posti Di Lavoro E Milioni Di Euro (di Business Insider Italia)

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Business Insider Italia

Negli ultimi dieci anni, il prezzo dei biglietti dei concerti e' aumentato del 55%. Una corsa calcolata dal Wall Street Journal che, tuttavia, non ha scoraggiato i fan dal seguire ovunque fosse possibile i loro artisti preferiti. Di piu': secondo il giornale americano, per nove dei dieci concerti con i maggiori incassi dello scorso anno, il prezzo dei biglietti partiva da 100 dollari. Il motivo - visto dal lato dell'industria musicale - e' chiaro: le vendite dischi o cd sono calate molto e lo streaming non cresce a sufficienza.
Di conseguenza, i live sono l'unico vero modo che hanno gli artisti per trarre profitto dalla loro musica. Gli spettacoli dal vivo rappresentano dunque il 75% circa delle entrare dei musicisti, mentre solo 20 anni fa valevano il 30%.

Motivo per cui la pandemia da Coronavirus rischia di mettere in ginocchio un intero comparto industriale. Un settore, quello della musica, che solo in Italia, sotto forma di diritti d'autore genera quasi 500 milioni di euro: "I grandi artisti sono solo la punta dell'iceberg, la gran parte dei musicisti guadagna 1.000-1.200 euro al mese. E adesso rischia di non arrivare a fine mese" dice laconico Davide D'Atri, fondatore e Ceo di Soundreef societa' di collecting nata dopo la liberalizzazione del mercato - voluta dall'Unione europea - che ha messo fine al monopolio della Siae.

La situazione del mercato musicale e' identica a quella di tutta l'industria italiana con un'aggravante: il grosso dei ricavi dell'anno si fa tra la primavera e l'inizio dell'autunno. Tradotto: i margini per recuperare il terreno perso sono quasi a zero. "La musica si e' fermata completamente, dalle uscite di nuovi prodotti al lavoro sulla programmazione" racconta Paolo Fratta fondatore di Positiva, societa' che si occupa del management di artisti che poi spiega: "Nessuno di noi era pronto allo stop. Arrivavamo da un anno positivo, quindi il mercato e' ancora piu' impreparato a gestire una situazione del genere. Inoltre questo e' il periodo si programmano tour e concerti live. Appena scoppiata la crisi abbiamo lavorato per riprogrammare le date dei live da Marzo a fine Giugno, poi a Settembre. E adesso siamo fermi". D'altra parte nessuno e' in grado di dare prospettive di alcun tipo. Motivo per cui tutti i grandi festival sono gia' stati rimandati all'anno prossimo.

A preoccupare gli addetti ai lavori pero' e' la tenuta dell'intero sistema: si sperava che in qualche modo aumentasse lo streaming, come successo lato video dove i consumi di Netflix, Disney e di tutte le piattaforme tv sono esplosi. Una crescita esponenziale del segmento avrebbe attutito la caduta, invece, a Marzo i consumi sono rimasti sostanzialmente stabili. Anche perche' il consumo maggiore di musica avviene in auto e durante gli spostamenti casa lavoro: gli italiani chiusi in casa, invece, sembrano preferire la televisione alla lettura e all'ascolto della musica.

Secondo l'ultimo rapporto Ifpi, il fatturato del mercato discografico italiano si attestava a 228 milioni di euro: un numero destinato a contrarsi parecchio nel 2020, alcune stime indicano un crollo del 70%. A preoccupare D'Atri pero' e' soprattutto l'aspetto dei live che da soli valgono circa 550 milioni di euro: "Il rischio e' che i ricavi crollino del 100%. Se si azzera completamente il giro d'affari, l'impatto sull'indotto sara' tremendo. Penso ai fonici, ai montatori dei palchi. Lavoratori che hanno spesso contratti atipici e per i quali le tutele sono ridotte". A questo si aggiunga il calo della pubblicita' in tv: "Il diritto d'autore, in questo caso" - spiega il ceo di Soundreef - "si calcola in percentuale alla raccolta pubblicitaria. Piu' e bassa, meno arriva agli artisti".

La musica rischia di andare incontro a un'ecatombe senza precedenti. Anche perche' la ricostruzione di un'industria culturale e' sempre lunga e accidentata: "Purtroppo i sostegni al comparto sono estremamente ridotti. Per gli artisti qualcuno ha iniziato a muoversi, ma per i lavoratori dell'indotti non c'e' niente. Tanti rischiano anche di non rientrare negli aventi diritto ai 600 euro una tantum". E ragionare sul futuro e' quasi impossibile, perche' passata la crisi rischiano di essere scomparsi i promoter e le case discografiche che non avevano le spalle abbastanza larghe. "Anche quando torneremo alla normalita'" - chiosa D'Atri - "dovremmo abituarci a situazioni diverse, magari concerti seduti o con poche persone. Voglio pero' essere fiducioso. Le crisi portano anche opportunita' perche' le persone saranno piu' attente ai costi e alla qualita' dei prodotti. Sara' una percorso lungo, ma possiamo uscirne forti scommettendo sulla creativita'".
Giulio Balestreri

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Fonte: La Pandemia Mette In Ginocchio L'Industria Musicale, Senza Concerti In Fumo Migliaia Di Posti Di Lavoro E Milioni Di Euro (di Business Insider Italia)
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