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In Una Societa' Affamata Di Visibilita', La Soluzione Sta Nel Vivere Con Discrezione (di Youmanist) Stampa
Varie
Scritto da Joel   
Giovedì 28 Maggio 2020 10:00
In Una Societa' Affamata Di Visibilita', La Soluzione Sta Nel Vivere Con Discrezione
In Una Societa' Affamata Di Visibilita', La Soluzione Sta Nel Vivere Con Discrezione (di Youmanist)

https://youmanist.it/categories/cultura/societa-affamata-visibilita-soluzione-discrezione

Youmanist

Era il 1857 quando Charles Baudelaire decise di prendersi una pausa dalla poesia e di dedicarsi alla composizione in prosa. I fiori del male, raccolta in versi fresca di pubblicazione, aveva scandalizzato non poco i contemporanei ed era valsa al poeta francese e agli editori un processo e una condanna per immoralita'. Ad allontanarlo dalla poesia, comunque, non furono le noie giudiziarie ma, come precisera' nelle Notes Nouvelles, il fatto che "gli artifizi del ritmo sono un ostacolo insormontabile a quello sviluppo minuzioso di pensieri e di espressioni che ha per oggetto la verita'". Da qui nascono il celebre Paradisi artificiali, saggio sugli effetti delle droghe e del vino, e i "petits poemes en prose" de Lo Spleen di Parigi.

In quest'ultimo lavoro - piu' libero, dettagliato, satirico, come lo descrivera' all'amico Jules Troubat - si trova Le folle, poemetto frutto della nascente societa' di massa, di cui l'autore aveva gia' cantato la segreta bellezza e, insieme, l'orrore ripugnante. A questa affianca un'altra figura, quella del flaneur, un individuo che nella folla vaga solitario e si confonde. Non a caso, Baudelaire scrive: "Non a tutti e' concesso di prendere un bagno di moltitudine: godere della folla e' un'arte; e puo' concedersi un'orgia di vitalita' a spese del genere umano soltanto colui al quale una fata ha instillato fin dalla culla il gusto del travestimento e della maschera, l'odio del proprio domicilio e la passione del viaggio". E ancora: "Chi non sa popolare la propria solitudine, non sa nemmeno restare solo in mezzo a una folla indaffarata [...] Cio' che gli uomini chiamano amore e' ben piu' piccolo, angusto e debole, paragonato a quell'ineffabile orgia, a quella sacra prostituzione dell'anima che si da' tutta intera, poesia e carita', all'imprevisto che si mostra all'improvviso, allo sconosciuto che passa".

Quella del flaneur non e' per nulla una figura semplice, come l'inefficace traduzione italiana (bighellone, girovago) lascerebbe intendere. Quando il poeta simbolista la propose al pubblico, non pensava di certo a un parassita che va perdendo il proprio tempo, senza meta, tra le vie cittadine. Piuttosto - spiega il filosofo tedesco Walter Benjamin in un saggio a lui dedicato - intendeva l'individuo che "erbora sull'asfalto" come farebbe un "botanico del marciapiede", cioe' svanisce nella citta', lasciandosi assorbire dalla folla brulicante e, vagando in essa, riesce a interpretare la realta' contemporanea. Il dolce anonimato che, nell'andirivieni delle masse, ci troviamo ad assaporare, la liberta' di osservare senza essere osservati, senza doversi mostrare, per forza, in un modo o nell'altro sono, per il tormentato Baudelaire, i veri piaceri di cui l'uomo puo' e deve godere. Il flaneur si configura come colui che ha accettato di perdere, nella folla variopinta, l'individualita' in nome della discrezione e che, per usare le parole rivolte dal poeta al pittore Constantin Guys, "basta a se stesso e non ricerca neppure l'approvazione". Parigi poi - con i suoi caffe' raffinati, gli enormi e immortali monumenti, i Lungosenna - e' la citta' ideale se si vuole "stare lontano da casa e sentirsi dovunque a casa; vedere il mondo, essere al centro del mondo, e restare nascosti dal mondo".

L'immagine dell'uomo discreto non ha avuto successo soltanto attraverso la penna del poeta maledetto. A ispirarlo e' stato l'inglese Edgar Allan Poe, di cui Baudelaire tradusse e commento' diverse opere, amandole al punto tale da farsi fotografare da Nadar nella stessa posa del primo, con la mano destra infilata nella giacca. Il lavoro che lo catturo' fu senz'altro L'uomo della folla, racconto del 1840, ambientato a Londra. Qui, seduto davanti alla finestra di un caffe', un uomo osserva la gente transitare ininterrottamente sul marciapiede, fino a immedesimarsi in essa, deducendo i mestieri e la condizione sociale di ognuno. Riconosce uomini d'affari, truffatori, prostitute. Soltanto uno sfugge alla sua analisi: e' vecchio, debole di statura e con sguardo angoscioso. L'osservatore decide pertanto di abbandonare quell'accogliente caffe' della trafficata capitale britannica e di pedinarlo, vagando per la citta' e arrivando, piu' e piu' volte, al punto da cui i due erano partiti. Scoprira' allora che quell'uomo non e' altro che il prodotto della realta' degradata in cui vive, e in particolare della nascente societa' industriale, che condanna l'individuo - riprendendo le parole di La Bruyere, citato in apertura dallo stesso Poe - alla "grande sventura di non poter essere soli".

Proprio da questa Henry David Thoreau, allora 28enne, decise di allontanarsi, per andare a vivere in una capanna sulle sponde del lago Walden, nel Massachusetts, a parecchi chilometri di distanza dal primo insediamento urbano. Visse qui per circa due anni, facendone poi un resoconto nel libro Walden, ovvero vita nei boschi. La scelta dell'autore americano potrebbe sembrare propria di un pazzo, soprattutto se calata nel nostro tempo, dove esiste un mostruoso, e quasi patologico, sistema di onnivisibilita'. In verita', quando Thoreau decide di rendersi irraggiungibile, aderendo al (lathe biosas, tradotto, la vita nascosta) epicureo, lo fa proprio per riappropriarsi del mondo, al fine di godere piu' intensamente una vita altrimenti minacciata dall'egoismo e dall'utile mercantile. Non a caso, annota nel suo capolavoro: "Andai nei boschi perche' desideravo vivere con saggezza [...] Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, [...] falciare ampio e raso terra e riporre la vita li', ridotta ai suoi termini piu' semplici".

Alla discrezione Italo Calvino dedica uno dei suoi romanzi piu' importanti, vale a dire Il barone rampante. Qui la scelta di Cosimo Piovasco di Rondo' - "un solitario che non sfuggiva la gente" e che aveva deciso di ritirarsi sugli alberi nonostante "si sarebbe detto che solo la gente gli stesse a cuore" - diviene un atto politico vero e proprio: capisce che gli uomini hanno bisogno, talvolta, di allontanarsi dal chiacchiericcio, di guardare la realta' con distacco per poterla decodificare e non restarne intrappolati; che "per essere con gli altri veramente, la sola via era d'essere separato dagli altri".

Le figure convocate finora ci mostrano quanto gia' potessero essere importanti - in una societa' che si avviava ad accettare e proporre come giusti l'individualismo e la competizione sfrenata - azioni quali quella di restare nell'anonimato, distanti dai riflettori, rifiutando quindi i quindici minuti di notorieta' offerti dalla nascente democrazia digitale. Proprio la diffusione dei social network ha reso tutto piu' difficile: non solo sta contribuendo a tenerci incollati allo schermo del nostro cellulare, iperconnessi, ma ci ha indotto a spettacolarizzare le nostre vite, a proporci nel falso (e pericoloso) ruolo di eterni-protagonisti, assecondando il principio del "posto, dunque sono". D'altronde diverse indagini dimostrano come l'asfissiante necessita' di promuovere la propria identita' attraverso foto e storie, unita alla paura di essere all'improvviso esclusi dal marchingegno soverchiante del web, provochino ansia e depressione, fra gli adulti quanto tra le nuove generazioni. Scegliere l'altra strada, quella della discrezione, vuole dire bastare a se stessi, mettere un punto all'ansia di mostrarsi, rinunciando per un momento a qualsiasi volontaì di potenza.

Lo spiega bene Pierre Zaoui nel saggio filosofico L'arte di scomparire, ricorrendo a immagini efficaci, come quella di alcuni bambini che giocano in tranquillita', lontani dal giudizio degli adulti, o del proprio amato mentre sta dormendo. "In entrambi i casi, [...] dovessero all'improvviso accorgersi di voi," scrive il filosofo francese, "sarebbe la fine, perche' in un batter d'occhio tutto rientrerebbe nel circolo ordinario della vanita' degli ego, della rivalita' degli sguardi, della dialettica mediocre e del riconoscimento o della seduzione. Ma finche' cio' non accade, si guadagna qualcosa di straordinario: un istante d'amore privo di reciprocita' ma di una serenita' senza eguali".

Smetterla di voler esistere a ogni costo, di assecondare il proprio narcisismo credendo che il valore dell'uomo stia nel riconoscimento della propria immagine e nella visibilita' piu' che nelle azioni quotidiane. Nascondersi, "camminare rasente i muri," scrive Zaoui, "per impedire che la societa' futura sia affollata di individui egoisti, autocentrati, che bramano di essere amati ma che sono, senza neppure saperlo, soli fra la folla e folla in mezzo ai solitari".
Davide Traglia

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Fonte: In Una Societa' Affamata Di Visibilita', La Soluzione Sta Nel Vivere Con Discrezione (di Youmanist)
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