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Climatariani E Altri Stili Alimentari (di Huffington Post) Stampa
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Scritto da Joel   
Giovedì 25 Marzo 2021 10:00
Climatariani E Altri Stili Alimentari
Climatariani E Altri Stili Alimentari (di Huffington Post)

https://www.huffingtonpost.it/entry/climatariani-e-altri-stili-alimentari_it_6050a27fc5b6f2f91a2c7c15

Huffington Post

Per la prima volta in questi giorni ho sentito parlare di climatariani. Sono in ritardo di almeno 6 anni perche' il termine compare in un articolo del 2015 del New York Times sui nuovi termini di tendenza nel mondo del cibo che riprende a sua volta un libro di Josh Friedland, Eatymology, The dictionary of modern gastronomy.

La definizione di climatarian e' quella di "Una dieta il cui obiettivo principale e' quello di invertire il cambiamento climatico. Questo include mangiare cibo prodotto localmente (per ridurre l'energia spesa nel trasporto), scegliere maiale e pollame invece di manzo e agnello (per limitare le emissioni di gas), e utilizzare ogni parte degli ingredienti (torsoli di mela, croste di formaggio, etc.) per limitare gli sprechi alimentari".

Secondo un articolo di Lifegate, questa stessa parola riprende e sostituisce la passata e inutilizzata definizione di ecotariano, usata "per definire le persone che si nutrono solo di cibo prodotto in modo sostenibile".

Sono sicura che tra di noi ci siano climatariani o ecotariani che non sappiano neppure di esserlo. Che non sappiano neppure che esista una dicitura per circoscrivere il loro modo di alimentarsi. Cosi' negli ultimi anni, le parole che definiscono gli stili alimentari sono esplose. Se vegano era in uso gia' dalla seconda meta' del '900 e vegetariano almeno dall'antichita', nel corso degli anni si sono aggiunti molti altri termini come flexitariano, pescetariano, crudista, reducetariano, fruttariano, macrobiotico, locavoro, semivegetariano, latto-vegetariano e ovo-vegetariano.

Nei prossimi anni il numero potrebbe ampliarsi ancora. Penso per esempio a chi scegliera' di nutrirsi solo di insetti: come lo chiameremo? Come ci chiameremo, se saremo tra di loro?

Se da un lato definire la propria alimentazione e' diventato un mantra, dall'altro le domande sulle scelte alimentari creano sempre piu' dibattito. "Sei vegetariano, sei vegano, che diavolo sei? Per quale motivo? Da quanto tempo?" Questo perche' le scelte alimentari sono un tema divisivo che ha che fare nel peggiore dei casi con comportamenti radicali e fanatici da un lato, riduttivi e delegittimizzanti dall'altro.

Da questo polarismo deriva sicuramente la necessita' di affermare all'esterno una scelta alimentare che riguarda in parte - ma non esclusivamente - la vita privata. "Siamo quello che mangiamo" aveva scritto Feuerbach, ma non come invito ad usare come username su Instagram "laviniacucinavegana" oppure "martinavegfelice", o ad indicare nella bio se si segue un'alimentazione plant-based.

Chiedersi quali siano le motivazioni che spingono le persone a fare scelte alimentari sempre piu' marcate e ad esplicitarle in modo evidente e' un esercizio complesso. Uno dei punti di osservazione e' quello del piano della scelta: si sceglie di alimentarsi in un certo modo anche come segno di appartenenza a un gruppo, a una comunita' che pratica quella definizione non come una regola o una prescrizione ma come paradigma di pensiero e stile di vita. Essere all'interno di un sistema, fa sentire le persone incluse, rassicurate e motivate.

Dall'altro lato l'osservazione degli stili alimentari va di pari passo con un'attenzione rinnovata per il mondo del cibo, dalla sua provenienza alla sua sostenibilita'. Fuori da ogni ipocrisia, la possibilita' di scegliere uno stile e' legata anche a fattori economici, geografici, sociali. In una parte del mondo, molto occidentale e molto sviluppata, si puo' scegliere se andare in un ristorante gourmet per un menu' a degustazione, ordinare un fast food vegano, comprare dal contadino di fiducia, farsi l'orto sul terrazzo. Nell'altra parte del mondo queste ipotesi sono impensabili: si mangia quello che il contesto riesce ad assicurare.

Quindi gli aspetti che collegano l'identita' alla dieta sono moltissimi perche' gli ingredienti con cui scegliamo di nutrirci tendono e riescono a definirci. In un articolo della psicologa Stefania Carnevale la relazione tra identita' e cibo e' indagata attraverso una serie di studi che collegano le scelte alimentari con la forza di volonta', il rispetto delle regole, l'aderenza agli stereotipi di genere. Fino ad osservare la correlazione tra politiche conservatrici (voto a Trump per esempio) e dieta onnivora.

"La dieta che si segue puo' essere un tratto distintivo della nostra personalita', cosi' come i gusti musicali o le mete di viaggio preferite" scrive Carnevale. Da qui una motivazione aggiunta per definire la propria appartenenza a una comunita' alimentare, come dicevamo sopra, che si fa portatrice non solo di una propria strategia sul cibo, ma di una visione specifica sul mondo. La somma di una serie di orientamenti (Ambientalisti? Salutisti? Animalisti?) che si riflettono in quella scelta. Non solo da praticare ma anche da manifestare e condividere.
Lavinia Martini

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Fonte: Climatariani E Altri Stili Alimentari (di Huffington Post)
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