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Cosa Ci Insegnano I Sei Prigionieri In Fuga (di Contropiano) Stampa
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Scritto da Joel   
Martedì 14 Settembre 2021 10:00
Cosa Ci Insegnano I Sei Prigionieri In Fuga
Cosa Ci Insegnano I Sei Prigionieri In Fuga (di Contropiano)

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2021/09/10/cosa-ci-insegnano-i-sei-prigionieri-in-fuga-0142002

Contropiano

Tratto di un articolo di Isa Qaraqe, club dei prigionieri.

I sei prigionieri palestinesi che si sono liberati fuggendo dalla prigione israeliana di Gilboa il 6/9/2021, hanno fatto cio' che gli uomini liberi non potevano, un paradosso che ha colpito tutti, di vergogna e dolore.

Stavano aspettando che qualcuno gridasse e capovolgesse il tavolo e li aiutasse a cambiare l'equazione. Lunghi e amari anni hanno trascorso dentro le loro prigioni assediati dal tempo e dalle catene.
Quarant'anni trascorsi da prigionieri in carcere, centinaia di ergastoli, centinaia di prigionieri caduti come martiri, centinaia di prigionieri malati che combattono la morte, le porte sono arrugginite e cambiate piu' di una volta, anche loro, i prigionieri, sono invecchiati, sentono solo parole, nessuno scava la speranza in un discorso politico o in un poema simile ad un'ascia.

Per questo i prigionieri hanno scavato, con le loro ossa, la loro fame, i loro sogni, le loro anime e le loro ferite, il muro della prigione. Hanno cercato aiuto nella pazienza e nella preghiera, con l'acqua, il sale, la fame e la profezia della memoria e della loro ferrea determinazione.

I sei prigionieri conoscevano la strada, fuggendo in avanti, fuggendo in patria, non c'e' bisogno di una mappa, navigatore o esperto, la terra e' la loro guida, i frutteti, le stelle, le nuvole, l'aria del Mediterraneo e le loro anime ribelli. Sei prigionieri, hanno attraversato la prigione di Gilboa, (cassaforte come veniva descritta) armata e fortificata con i piu' sofisticati dispositivi di sicurezza e tecnologie avanzate, hanno abbracciato la citta' di Beisan in quell'alba palestinese, sono usciti da sotto terra e dal fondo della cella e hanno respirato l'aria della liberta'.

Il governo di occupazione ha mobilitato il suo esercito, gli aerei e le unita' speciali, e ha perquisito ogni pietra, roccia e luogo per trovarli e arrestarli, ma gli alberi erano i loro guardiani, e il tubare dei piccioni e la luna mostravano loro la strada.

Sei prigionieri palestinesi hanno dichiarato vittoria, e hanno vinto contro il regime di oppressione sionista: le sue guardie, le sue torri e le sue telecamere di sorveglianza, le sue recinzioni e i suoi cani poliziotto, contro l'occupazione piu' lunga della storia contemporanea, contro un sistema di oppressione e repressione, contro la politica dell'apartheid.

Hanno vinto contro la forca, contro i massacri e contro gli arresti di massa arbitrari, contro l'umiliazione, la tortura e la violazione della dignita' umana, hanno sconfitto la disperazione che si e' trasformata in una bomba umana. Nessuno credeva che i sei prigionieri si fossero liberati dal cemento armato, dai muri, da una cassaforte di ferro blindato, da catene a mani e piedi, liberati dall'illusione della pace promessa, dai bombardamenti, dalla repressione, dai gas bomba, dall'isolamento e da malattie mortali, liberati da processi arbitrari, da isolamento e da leggi razziste ostili ai diritti umani, hanno sconfitto uno stato barbaro, uno stato di carceri, esecuzioni, campi, ghetti e filo spinato.

I sei prigionieri aspettano da tempo una vera pace per essere del tutto liberi, aspettano negoziati e una soluzione politica che affronti la loro liberta' come parte essenziale del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, aspettano accordi, intese, incontri e mosse internazionali. Hanno aspettato le istituzioni per i diritti umani, la volonta' della comunita' internazionale e le decisioni degli organi giudiziari internazionali.

L'attesa e' durata anni e anni, mentre il crimine continua. Le democrazie globali e gli accordi di diritto internazionale sono impotenti, nessuno li ha raggiunti, nessun funzionario internazionale ha bussato alla porta chiusa, all'anima imprigionata, il buio e' fitto, i muri si sono fatti sempre piu' spessi e alti, l'oppressione sistematica ha aumentato l'escalation e la ferocia, la prigione e' diventata morte, per questo i prigionieri hanno deciso di portare, loro stessi, il piccone e demolire con le proprie mani tutto questo silenzio.

I sei prigionieri, hanno camminato sul ruscello di una sorgente nella citta' di Beisan, hanno seguito la lingua del cuore, l'erba, i sassi e il corso d'acqua sotto terra, e il fiore di melograno che si e' aperto all'alba, con le ali degli uccelli volano, nulla hanno da perdere se non le catene e le umiliazioni. I prigionieri sono convinti che la volonta' dei popoli e' un'arma.

I prigionieri che si sono liberati da soli, dalla prigione di Gilboa hanno liberato la paura e la resa delle anime morte. Hanno liberato non solo se stessi, ma hanno anche liberato la sottomissione ai piani e alle politiche dell'occupazione. Ci hanno liberato dall'accettare la cultura dei prigionieri e degli schiavi, la cultura delle barriere, dei cantoni e dei ghetti. Ci hanno liberato dalla soggezione al dominio del fatto compiuto.

I prigionieri hanno detto: possiamo resistere e non emigrare, possiamo raggiungere i nostri campi, moschee e chiese e affrontare coloni e soldati, possiamo raggiungere le nostre case, i nostri bambini e la famiglia, non abbiamo paura del proiettile, dell'aereo, ne' del bulldozer coloniale, possiamo essere vittoriosi, nulla e' impossibile.

Il Diritto e' la nostra grande forza e munizioni, narrazione e resistenza. La prigione israeliana di Gilboa non e' piu' una prigione, si e' trasformata in muri fragili, tutte le misure di polizia che l'hanno trasformata in una prigione inespugnabile sono fallite, tutte le competenze di sicurezza israeliane sono fallite.

Questa prigione non e' stata demolita da un aereo o da un missile, non e' stata bombardata con l'artiglieria, ma sei eroi prigionieri palestinesi disarmati hanno demolito questa prigione. La volonta' e l'intelligenza hanno demolito la piu' grande prigione. E' un appello degli eroi che si sono liberati da soli a demolire tutte le prigioni e i campi di detenzione.

E' un appello a demolire questa occupazione e minare tutti i suoi sistemi militari e di sicurezza. Possiamo farlo, si' perche' il carcere non e' la nostra vita e non lo sara' mai. Un popolo che strappa la sua liberta', con un cucchiaio, e fa uscire gli spermatozoi dal carcere per avere figli, non si inginocchiera' mai, e avra' presto la sua liberta'.
Bassam Saleh

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Fonte: Cosa Ci Insegnano I Sei Prigionieri In Fuga (di Contropiano)
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