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Do You Remember Nicola Sacco? (di A Rivista Anarchica) Stampa
Anarchia
Scritto da Joel   
Venerdì 04 Gennaio 2013 05:00
Do You Remember Nicola Sacco?
Do You Remember Nicola Sacco? (di A Rivista Anarchica)
di Luigi Botta

Uno storico scopre che l'anarchico pugliese sbarco' negli USA nel 1909, un anno dopo della data finora conosciuta. Sullo sfondo, storie di poverta' ed emigrazione e soprattutto la drammatica vicenda che quasi 20 anni dopo lo avrebbe portato sulla sedia elettrica con Bartolomeo Vanzetti.

http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/376/125.htm

A Rivista Anarchica

Da un punto di vista utilitaristico, non servono a nulla. Anzi! Per quanto riguarda profitti, utili e rendite, attuali dei il cui potere incombe sull'andamento complessivo del mondo, rappresentano un sicuro rischio di perdita. Lo testimoniano i conti anarchici perennemente in rosso.
Dal punto di vista del benessere interiore, di un fare disincantato e creativo, di una prospettiva intellettuale ed estetica aperta e irriducibile a qualsiasi canonizzazione dall'alto, invece sono senz'altro una panacea. Se assimilato nel modo giusto, infatti, l'anarchismo e' in grado di offrire possibilita' taumaturgiche sorprendenti per risollevare lo spirito, perche' aiuta ad acquisire in modo autonomo un'acuta capacita' di sguardo sul mondo, allo stesso tempo avveniristica e realista.
La vera domanda e' se ha ancora senso spendersi per un'idea come quella anarchica, dileggiata e considerata irrealistica dalla cultura dominante, al punto che chi l'abbraccia si trova facilmente destinato a una specie di non voluto eremitaggio intellettuale e ideale.

Prima di lasciare il porto di Le Havre per compiere la traversata atlantica e raggiungere New York, Bartolomeo Vanzetti acquisto' una cartolina sulla quale campeggiava imponente la figura del transatlantico La Provence, da lui utilizzato da li' a poco per il lungo viaggio in mare. La spedi' a casa, per ricordare, semmai fosse stato il caso, ch'egli era in partenza. A Villafalletto, dove arrivo' la missiva, qualcuno annoto', al margine basso dell'immagine, una data, 15 Giugno 1908, che ufficializzo' di fatto, per tutti, il momento in cui il giovane Bart lasciava l'Europa ed affrontava l'America nella speranza di un'esistenza nuova, piu' felice, meno umiliante, libera e democratica.
Mai nessuno mise in dubbio tale data. L'arrivo ad Ellis Island il 19 dello stesso mese venne pero' codificato, com'era consuetudine consolidata con tutti gli immigrati, dalla compilazione della scheda personale nella quale si certificavano i dati di chi era appena sbarcato e si decideva, dopo una visita medica, se concedergli l'accesso a New York o ricaricarlo sulla prima motonave in partenza e rispedirlo in Italia. La selezione era tosta. Per Vanzetti non ci furono problemi. La scheda in questione documenta pero', in modo inequivocabile, che La Provence era partita dal piu' importante porto francese il 13 Giugno, due giorni prima dell'annotazione riportata sulla cartolina, che, quindi, era approssimativa ed errata.

Ferdinando Sacco, quando parti' da Napoli, forte forse del fatto che viaggiava col fratello Sabino, di sette anni piu' anziano di lui - e queste incombenze non potevano non essere di competenza di chi aveva l'eta' maggiore - non si sogno' di mandare a casa alcuna cartolina. La distanza tra il paese d'origine ed il porto partenopeo era inferiore rispetto a quella esistente tra Villafalletto e Le Havre (Vanzetti aveva impiegato quattro giorni di treno ad arrivare) e cosi', di fatto, poteva anche sembrare inopportuno ricorrere all'invio di un messaggio per documentare la partenza, che avveniva appena il giorno dopo l'addio ai propri cari. Ferdinando e Sabino partirono. Non ha importanza quando. E arrivarono. Dopo una settimana e qualche giorno. Quasi due.
La questione divenne pero' significativa oltre un decennio dopo, quando i due anarchici accusati della rapina e del duplice omicidio di South Braintree furono al centro di una vastissima campagna di mobilitazione che, nata con Aldino Felicani ed il Comitato di difesa sorto a Boston, stava cominciando ad interessare il mondo intero. Era il 1920. Vanzetti era da poco stato condannato per la grassazione di Bridgewater e per entrambi stava prospettandosi l'apertura del processo per l'altra rapina, quella che avrebbe poi determinato la sorte dei medesimi. Il Comitato chiese, tanto a Sacco quanto a Vanzetti, di mettere insieme un po' di notizie sulla loro vita, quella italiana, in famiglia, i primi lavori, il viaggio, e poi l'impatto con gli Stati Uniti, le difficolta' d'ambientazione, la precarieta' occupazionale, le amicizie, la nuova famiglia e tutto il resto. Bisognava informare gli italiani d'America e gli americani che la campagna orchestrata dal ministro della giustizia Mitchell Palmer contro i diversi, contro gli immigrati, contro gli anarchici - e nello specifico contro i due italiani rinchiusi nel carcere di Charlestown, diventati capri espiatori - altro non era che una caccia alle streghe combattuta contro oneste persone che avevano sino a quel momento vissuto in modo corretto e trasparente. Dallo scritto tutto cio' doveva venir fuori con puntualita' e chiarezza. L'unica colpa che i due potevano avere, al limite, era quella di non pensarla come Palmer e come la borghesia conservatrice che dominava gli Usa.

Due Storie Parallele

Il primo a consegnare il testo fu Nicola-Ferdinando, che lo vide pubblicato sul numero di Dicembre 1920 de L'Agitazione, giornale anarchico al quale faceva riferimento il Comitato. La grandissima tiratura - ad occuparsi della stampa era la tipografia dello stesso Felicani -, la diffusione capillare tra gli immigrati e le classi operaie, il riutilizzo delle notizie da parte della stampa americana ed internazionale, anche quella quotidiana, rese molto popolare questa toccante testimonianza. Le notizie su Vanzetti comparvero nei numeri di Gennaio e Febbraio 1921 del medesimo giornale (integrate, avrebbero poi composto l'ossatura, nel 1924, del volumetto The Story of A Proletarian Life nelle traduzioni di Eugene Lyons ed Upton Sinclair). Vanzetti descrisse le sue vicende con estrema precisione; Sacco si lascio' prendere la mano e in alcuni tratti concesse un po' piu' di spazio all'immaginazione del lettore. Il racconto delle due storie parallele doveva essere molto convincente e stimolare gli americani ad unirsi nella lotta e a concedere al Comitato un contributo in denaro per la causa. Il costo dell'avvocato James M. Graham, prima, e di Fred H. Moore, poi, era particolarmente elevato.
Sacco introdusse le sue vicende giovanili di Capitanata con buona favella ed in modo sbrigativo licenzio' il passaggio tra l'Europa ed il nuovo Continente. Uso', senza approfondire, un categorico e sintetico venni in America nel 1908. Non aggiunse altro. Ne' il mese, ne' il porto di partenza o d'arrivo, ne' il giorno del suo viaggio. Cosicche', dal 1920 ad oggi, per tutti, indistintamente e nella fiducia delle di lui parole, la data della sua emigrazione venne genericamente fatta coincidere con il 1908. Non aveva importanza il mese.
Qualcuno, rimettendosi in modo troppo cieco nella fiducia di una ricerca affidata agli elenchi degli sbarchi ad Ellis Island, arrivo' diversamente ad affermare che Nicola (ma all'epoca del viaggio era ancora Ferdinando!) era sbarcato il 2 Maggio 1913 (ignorando che in quell'anno era gia' sposato e da tempo lavorava alla Milford Shoe Company!). Qualcun altro segnalo' (nel 2007, in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'esecuzione), come annotazione a margine della scheda di sbarco, ch'egli aveva viaggiato sulla Principe di Piemonte, si era imbarcato a Napoli, era morto in August 23, 1927 (executed in Charlestown, Massachusetts) e che He worked in a shoe factory in Stoughton, Massachusetts. Cose che messe li', c'entravano men che niente! In effetti, pero', un Nicola Sacco, insieme ad altri 21 suoi concittadini di Torremaggiore, sbarco' quel giorno, ma era tutta un'altra cosa, probabilmente neanche un parente.

La ricerca approfondita del manifesto di sbarco (cui ha dato il proprio indispensabile contributo Laura Nicolini) sul quale compare il nome di Ferdinando Sacco era destinata a riservare qualche sorpresa. Contrariamente a quanto comunemente immaginato, l'anarchico pugliese non tocco' il suolo americano ad Ellis Island bensi' a Boston. E, soprattutto, non lo fece nell'anno ch'egli stesso aveva segnalato, bensi' in quello successivo, nel 1909. Carta canta.
Ferdinando e Sabino arrivarono il 12 Aprile, un Lunedi'. La motonave Romanic della flotta inglese White Star era partita da Napoli quasi due settimane prima. I due si presentarono al controllo della polizia di Boston insieme ad un conterraneo. Il primo a dichiararsi fu proprio Ferdinando. Nell'apposita lista dei passeggeri figura iscritto al foglio 15, numero d'ordine 23. Dichiara di avere diciassette anni, di saper leggere e scrivere e di aver svolto lavori di campagna e pertanto essere quella la sua occupazione. Proviene, come quasi tutti gli altri, dal Sud Italia. Moltissimi arrivano dalla provincia di Caserta, alcuni da Salerno, Catania, Roma e, naturalmente - anche se solo in tre -, da Foggia. Ferdinando - alla domanda Qual e' l'ultima residenza permanente - segnala di arrivare da Cercemaggiore, un paese di media montagna in provincia di Campobasso che dista da Torremaggiore una novantina di chilometri (Cercemaggiore viene indicato come in provincia di Foggia: la sua posizione, sul confine tra Campania e Capitanata, forse trae in inganno il compilatore della scheda).
Anche il fratello Sabino (che ha 25 anni e come Ferdinando e' farmer lab, addetto alla campagna) dichiara di arrivare da Cercemaggiore e di aver lasciato nel paese molisano - cosi' come Ferdinando - il papa' Michele. Il documento registra che sono entrambi single. Di Cercemaggiore e' pure l'amico che viaggia coi due e si registra in contemporanea all'autorita' portuale (ed e' schedato come married con il numero 24). E' un certo Matteo Colangelo, che ha 57 anni, e' anch'egli stagionale di campagna ed a Cercemaggiore ad attenderne il ritorno rimane la moglie Rosa. Non sa ne' leggere ne' scrivere. Tutti e tre segnalano di aver avuto i natali a Torremaggiore e di aver viaggiato in piena autonomia, provvedendo al viaggio coi denari propri. Comunicano inoltre di disporre per le loro prime necessita' di 12 dollari a testa.

Storia Di Rose. Ovvero Marianna

Quando i tre devono dichiarare dove andranno a vivere negli Stati Uniti, Ferdinando indica la sua meta nella casa del cugino Antonio Calzone, che si trova in Pleasant street, 19, a Milford. Matteo Colangelo segnala anch'egli che andra' ad abitare presso il cugino Giuseppe Tosques (il cognome viene storpiato), in Lost street, 23, pure lui a Milford. Sabino Sacco, infine, fa trascrivere che raggiungera' l'abitazione del proprio uncle, cioe' zio, che e' poi sempre quell'Antonio Calzone che per Ferdinando e' il cugino, in Pleasant street, 19, a Milford.
Posticipata di un anno, dunque, la partenza di Ferdinando (la lettura del testo pubblicato da L'Agitazione lasciava incertezze proprio sul susseguirsi degli avvenimenti a causa di quest'errore), curiosa e singolare e' la vicenda legata alla di lui moglie. Quella Rosina Sacco, mamma di Dante e di Ines, che nelle fotografie d'epoca appare sovente in compagnia di Luigina Vanzetti alla vigilia dell'esecuzione. Ebbene, interpretata da Rosanna Fratello nel film di Giuliano Montaldo, quando si infuria contro il giudice Webster Thayer e sostiene l'innocenza del marito Nick, lo fa in dialetto pugliese. Un dialetto - che compare gia' nel dramma teatrale messo in scena da Mino Roli nel 1960 - che non solo non ha nulla a che vedere con quello della Capitanata - cosi' come vorrebbero i compaesani di Ferdinando - ma non e' neppure quello originale della giovane donna. Rosina, infatti, non e' pugliese.
La ricerca conduce da tutt'altra parte d'Italia e le difficolta' maggiori nella stessa sono rappresentate dal fatto che la donna, di nome, non si chiama Rosa - o Rosina - ma bensi' Marianna. E di cognome fa Zambelli. La sua storia - e quella della sua famiglia - e' comunque singolare. I suoi genitori, Giuseppe ed Angela Tivioletti, abitano al 122 di contrada Cittadella a Lonato del Garda, un paesino al Sud della provincia di Brescia. Si sposano il 3 Febbraio 1890 ed il 9 Agosto 1892 la donna da' alla luce il figlio primogenito, Angelo. Trascorrono tre anni e nasce Rosina, che per l'anagrafe e per i documenti e' ufficialmente Marianna Teresa Rosa. e' il 13 Giugno 1895. L'anno successivo, quando ancora l'infante e' troppo piccina per affrontare un lungo e faticoso viaggio sull'Atlantico, i genitori lasciano il paese portandosi appresso Angelo, che di anni ne ha gia' cinque. Raggiungono gli Stati Uniti e si insediano stabilmente a Milford, contea di Worchester, Massachusetts.
La piccina viene affidata a qualcuno - i nonni materni muoiono di li' a un nonnulla e dei nonni paterni nulla si sa -, che non si conosce bene. In Merica nascono altri figli: Attilio, nel 1898, Adele Teresa, nel 1900, e Amelia, nel 1902. Marianna e' ancor sempre in Italia. Gli Zambelli, a Milford, abitano al numero 87 di East Main street, una zona di recente edificazione posta sulla strada principale che conduce verso il Nord-Est. Loro vicini di casa sono Sebastiano Paghera ed Egidia Atti. Una coppia anch'essa originaria di Lonato del Garda. Sono amici, cosa piu' che naturale. e' nel 1906 che la donna, Egidia Atti, deve far rientro in Italia per motivi familiari. L'occasione e' piu' che propizia. Al suo rientro negli Usa la vicina di casa degli Zambelli si porta appresso la piccola Marianna, che nel frattempo ha compiuto gli undici anni. Per la partenza scelgono il porto di Napoli ed il 10 Ottobre si imbarcano sulla motonave Romanic. Arrivano a Boston il 23 Ottobre. La scheda di sbarco conferma per la fanciulla il nome di Marianna ma ne storpia il cognome in Urbelli. Il giorno stesso finalmente, dopo dieci anni, puo' rivedere i genitori.
Diventa Rose - in inglese -, per sempre. La mamma Angela muore nel 1910. Di li' a poco la ragazza, quindicenne, conosce Ferdinando. Che sposa il 28 Novembre 1912. Poi nasceranno Dante e Ines; ci saranno i sette lunghi anni di sofferenza del marito nell'anticamera della morte, l'esecuzione e la vita di Rose si perdera' in un silenzio di sofferenza e di riservatezza che durera' sino alla sua fine.
Luigi Botta

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Fonte: Antiviolenti Si Nonviolenti No (di A Rivista Anarchica)
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