Il Banchiere Anarchico Di Pessoa Oggi (di I Diavoli) Stampa
Anarchia
Scritto da sberla54   
Mercoledì 07 Agosto 2019 10:00
Il Banchiere Anarchico Di Pessoa Oggi
Il Banchiere Anarchico Di Pessoa Oggi (di I Diavoli)

https://www.idiavoli.com/it/article/banchiere-anarchico-pessoa-oggi

I Diavoli

E' impossibile trascorrere qualche giorno a Lisbona, essendo anche un voyeur compulsivo di librerie, senza percepire quasi ovunque il nome di Fernando Pessoa. Sapevo che era un poeta e, vagamente, che la sua stella fosse in ascesa, dato che avevo visto il suo nome in varie pubblicazioni. Ma non ho mai letto niente scritto da lui. Vederlo ora ovunque a Lisbona, in traduzioni in francese e in inglese, e persino in una piccola libreria dedicata interamente ai suoi scritti, ha solleticato il mio interesse.

Ero stato colpito da un'inquietante similitudine tra Pessoa e Cavafy: a una sola generazione di distanza (Pessoa 1888-1936, Cavafy 1863-1933), entrambi poeti delle loro civilta' e culture, ignorati in vita, omosessuali che non hanno quasi mai lasciato le loro citta' (Alessandria e Lisbona), anglofili la cui fama poetica continua ad aumentare man mano che si allontana la loro vita terrena (come accade per la gloria di tutti i grandi). Devo confessare che sono un grande fan della poesia di Cavafy (rese nella bella traduzione inglese di Avi Sharon qui) ma, come ho detto, non ho mai letto una qualsiasi di Pessoa.
Fortunatamente per me, l'unico lavoro in prosa che Pessoa ha pubblicato e' una breve novella del 1922, intitolata "Il banchiere anarchico". E non appena ho aperto il libro (nella traduzione francese "Le banquier anarchiste") sapevo che era qualcosa che mi sarebbe interessato; e in effetti l'ho letto in un'ora o giu' di li'.
E' un monologo in pieno stile Dostoevskij di un banchiere ricco ma nato povero, in una famiglia di classe operaia, che in passato era stato un anarchico. Alla domanda posta dal narratore all'inizio della novella, cioe' perche' abbia tradito i suoi ideali, il banchiere fumatore di sigari risponde stizzito che no, non ha mai smesso di essere anarchico; inoltre, era lui, a differenza di altri "anarchici convenzionali" che combinava la teoria e la pratica dell'anarchismo, e sosteneva la societa' umana nel suo percorso verso l'obiettivo finale della "liberta' naturale".

Com'e' possibile, ci si chiede (cosi' come fa il narratore)? Ed ecco la risposta.
Ogni societa' e' composta da diseguaglianze "naturali" e da altre che sono invece una "finzione sociale". Queste ultime sono quelle che John Roemer chiama "circostanze". Sono disuguaglianze dovute alla nascita, alla ricchezza dei genitori, alle connessioni sociali o ai soldi che ereditano. Queste sono diseguaglianze che, secondo noi, ci dice il nostro banchiere-anarchico, devono essere eliminate per far si' che una societa' sia giusta e che le persone vivano liberamente e anche "naturalmente". Altre disparita' (date dall'innata intelligenza, sforzo, levatura e resistenza) non possono essere sanate perche' non sono prodotte dalla societa'. (Quindi il nostro bancario-anarchico e' un luck egalitarian).
Avendo capito questo all'inizio della sua vita, il banchiere (allora anarchico) si e' impegnato in tentativi di cambiare la societa', sia attraverso la propaganda anarchica sia attraverso "l'azione diretta". Ma si e' reso conto che i tentativi di sradicare le "finzioni sociali" date dal denaro avevano portato rapidamente a una regola di minoranza che imponeva un'altra serie di "finzioni sociali" - una dittatura militare (un chiaro riferimento al bolscevismo) che, non diversamente dal capitalismo, poneva restrizioni alla liberta' umana. Inoltre, aveva scoperto che anche all'interno di piccoli ambienti anarchici che lottano per la "liberta'" emergevano rapidamente regole gerarchiche: alcune prendevano le decisioni e altri vi obbedivano.

Dovette quindi affrontare una scelta: o l'uomo e' nato aggressivo, col bisogno di imporre una gerarchia e, per cio' che riguarda un'altra parte dell'umanita', desideroso di sottomissione ("nato schiavo"), nel qual caso tutti i tentativi di cambiare societa' capitalista sono vani; oppure l'uomo e' reso aggressivo da "finzioni sociali" che dovrebbero essere rese irrilevanti da uno sforzo individuale; cioe' non attraverso organizzazioni sociali che inevitabilmente re-impongono le gerarchie.
Se l'uomo e' aggressivo a causa della societa', e non innatamente, allora il modo di liberarci da "finzioni sociali", raggiungendo l'"impero della liberta'" di Marx, dove il denaro non importa, e' quello di diventare abbastanza ricchi, affinche' il denaro diventi irrilevante. Ecco perche' il nostro anarchico decide di diventare banchiere e di utilizzare i mezzi piu' sordidi per diventare ricco. Ma allora non e' stato un tiranno nella vita di molte altre persone, non ha forse rafforzato le "finzioni sociali" contro cui ha combattuto? No, dice il banchiere, perche' le "finzioni sociali" possono essere distrutte solo dalle rivoluzioni di massa, e per arrivare a tali rivoluzioni dobbiamo liberarci individualmente dalle "finzioni sociali", uno per uno, diventando ricchi e liberandoci dalla regola volgare della scarsita' ("[diventando ricco" e superando la forza del denaro,] liberandomi dal suo giogo, divento libero").
La storia e' in qualche misura assurda (ma solo in una certa misura). Ha una specie di perversa logica dialettica che ritroviamo anche in alcuni esempi di letteratura marxiste (come qui) dove il conseguimento di una societa' senza scarsita' ricompensa con massimo sviluppo delle forze produttive - utilizzando i mezzi piu' capitalistici, egoistici e distruttivi possibili. Perche' il raggiungimento della felicita' (dice Pessoa) si puo' realizzare solo in due modi: o riducendo le nostre esigenze e vivendo come animali, o creando un'abbondanza di beni materiali tale che non hanno piu' importanza.

Per raggiungere lo stato di liberta' dobbiamo quindi attraversare la "valle di lacrime", la Rivoluzione Industriale, l'industrializzazione stalinista, l'economia "trickle down" o il grande salto in avanti di Mao. Tutti questi sono tentativi di aumentare la produzione, ridurre o eliminare la scarsita' ed eliminare le "finzioni sociali".

Tutto questo ha un senso? Forse solo nella misura in cui la scarsita' corrisponde alla scarsita' di beni materiali. Al giorno d'oggi, molte di queste scarsita' (cibo, acqua, elettricita', alloggi) sono state eliminate per molte persone nel mondo. Ma altri tipi di scarsita', di beni posizionali, saranno per definizione sempre con noi: non possono essere eliminate, non importa quanti televisori, iPhone, angurie e patate produciamo. Quindi, l'Utopia post-scarsita' sembra in realta' essere un "non-posto", e la logica dietro all'idea che lo sfruttamento senza scrupoli degli altri sia una scorciatoia verso il mondo libero dalla scarsita' e' davvero perversa.

.NOTA.
Questo post e' apparso sul blog di Branko Milanovic "globalinequality" con il titolo The perverse seductiveness of Fernando Pessoa. Ringraziamo l'autore per la gentile concessione alla traduzione e ripubblicazione.

.LINKS.
Fonte: Il Banchiere Anarchico Di Pessoa Oggi (di I Diavoli)
Home Page I Diavoli: http://www.idiavoli.com/
Facebook I Diavoli: https://www.facebook.com/idiavoliufficiale/
Twitter I Diavoli: https://twitter.com/i_diavoli
YouTube I Diavoli: https://www.youtube.com/user/idiavoliufficiale
E-mail I Diavoli: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

.CONDIVIDI.