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Ode Allo Spreco (Chris Anderson su Wired Italia 10.09) Stampa
Informatica
Scritto da sberla54   
Martedì 06 Luglio 2010 05:25
Chris Anderson
Ode Allo Spreco (Chris Anderson su Wired Italia 10.09)

http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/08/storie/ode-allo-spreco-.aspx

Wired Italia

Ogni tanto, in ufficio, ricevo una mail dal reparto IT che prega i dipendenti di: "cancellare dalle cartelle condivise i file non necessari". Tradotto dal gergo dell'IT, significa che hanno terminato lo spazio disponibile sui loro computer.

Un giorno, dopo anni di questo rituale, ho iniziato a chiedermi di quanto spazio su disco disponesse davvero il reparto IT del nostro ufficio. Per darvi un'idea delle proporzioni, un terabyte di storage (1000 GB) a quell'epoca costava circa 130 dollari. Di recente in casa abbiamo comprato un pc fisso Dell, che i miei figli usano per giocare: c'era un terabyte di spazio incluso nel prezzo. Quanto spazio su disco avevamo per tutto l'ufficio? Ho scoperto che non era molto: 500 GB, mezzo terabyte. I miei figli avevano due volte lo spazio su disco disponibile a tutti i miei colleghi.
Com'e' potuto accadere? La risposta e' semplice: in qualche modo ci siamo fossilizzati a pensare che i supporti di memoria fossero costosi, quando invece erano diventati molto economici. Abbiamo trattato qualcosa di abbondante (la capienza del disco rigido) come se fosse scarso, e la risorsa davvero scarsa (il tempo delle persone) come se fosse costosa.

Abbiamo invertito l'equazione. Tutto cio' ci offre una lezione sulla necessita' di sprecare.

Gli innovatori di oggi sono coloro che individuano nuove aree di abbondanza e scoprono come dilapidarle. In senso buono! Ma la cosa divertente e' che il concetto di spreco e' del tutto relativo alla nostra percezione della scarsita'. I nostri nonni sono cresciuti in un'epoca in cui una telefonata a lunga distanza era un lusso costoso, da programmare in anticipo e da svolgere con una certa fretta. Ancor oggi si possono avere difficolta' a parlare per molto tempo a lunga distanza con persone di quella generazione, che sentono ancora nelle orecchie il ticchettio del tassametro e hanno urgenza di terminare la chiamata. I nostri figli invece stanno crescendo in un'epoca in cui la lunga distanza sul cellulare e' gratuita, e quindi chiacchierano allegramente per ore. Dal punto di vista dei costi delle comunicazioni negli anni Cinquanta, e' uno spreco assurdo. Ma oggi che quei costi sono vicini allo zero, non ci pensiamo due volte. Non lo percepiamo come uno spreco. In altri termini, la scarsita' di una generazione e' l'abbondanza di un'altra.

La natura spreca la vita.
Il cervello umano sembrava programmato per resistere agli sprechi, ma siamo mammiferi piuttosto anomali sotto questo aspetto. I mammiferi sono gli animali che fanno meno figli, e quindi dedicano moltissimo tempo e attenzione a proteggerli per consentire loro di raggiungere l'eta' adulta. La morte di un singolo essere umano e' una tragedia dalla quale a volte non ci si riprende mai, e diamo piu' valore alla vita individuale che a qualsiasi altra cosa. Di conseguenza abbiamo una percezione molto acuta dei risvolti etici dello spreco: ci dispiace per il giocattolo non amato e il cibo non mangiato.

Tuttavia, il resto della natura non funziona in questo modo. La natura spreca vita per cercare vita migliore. Fa mutare il Dna, creando un fallimento dopo l'altro, nella speranza che ogni tanto una nuova sequenza avra' la meglio sulle precedenti, e la specie si evolvera'. La natura mette alla prova le sue creature uccidendone quasi subito la maggior parte, in quella battaglia "rossa di zanne e d'artigli" (come la definiva Tennyson1) che determina il vantaggio riproduttivo. Il motivo per cui la natura e' cosi' portata allo spreco e' che le strategie a diffusione casuale sono il modo migliore per attuare quella che i matematici definiscono "esplorazione completa dello spazio potenziale". Per passare da quello che i matematici chiamano un "massimo locale" al "massimo globale" e' necessario esplorare un bel po' di "minimi" infruttuosi lungo la strada. E' uno spreco, ma puo' rivelarsi utile.

Cory Doctorow, scrittore di fantascienza, lo chiama "pensare come un soffione". Scrive: "Dal punto di vista del soffione, la disposizione di ciascun seme - o anche della maggior parte dei semi - non e' importante. La cosa importante e' che ogni anno a primavera ogni fessura di ogni marciapiede sia piena di soffioni. Il soffione non vuole conservare una singola preziosa copia di se stesso, nella speranza che lasci il nido e si faccia strada lentamente fino all'ambiente ideale dove crescere e perpetuare la specie. Il soffione vuole solo assicurarsi che ogni singola opportunita' riproduttiva venga sfruttata". Ecco come si puo' trarre vantaggio dallo spreco: i semi sono troppo a buon mercato per misurarli. Ci sembra sbagliato, assurdo persino, gettar via tanta roba; ma e' il modo migliore per sfruttare appieno l'abbondanza.

Un mondo piu' sicuro per i video di gattini.
Forse l'esempio migliore di sfruttamento dello spreco e' YouTube. Molti sostengono che YouTube non sia una minaccia per la televisione perche' e' "pieno di spazzatura", il che e' probabilmente vero. Il problema e' che non riusciamo a metterci d'accordo su cosa e' "spazzatura", perche' non sappiamo metterci d'accordo sul suo opposto, la "qualita'". La spazzatura e' nell'occhio di chi guarda. Anche i video piu' popolari su YouTube possono essere lontanissimi dalla definizione hollywoodiana standard di qualita' produttiva, nel senso che i video sono a bassa risoluzione e male illuminati, la qualita' del sonoro e' pessima e le trame inesistenti. Ma niente di tutto cio' e' importante, perche' cio' che conta davvero e' la pertinenza. Sceglieremo sempre un video a bassa qualita' su un argomento che ci preme davvero, invece di un video ad alta qualita' di qualcosa che non ci interessa.

Qualche weekend fa i miei bambini dovevano scegliere come trascorrere le due ore di tv che concediamo loro il sabato e la domenica. Ho detto che mi sembrava la giornata ideale per Guerre Stellari, e ho proposto loro una scelta. Potevano guardare uno dei sei flm su magnifici dvd, su un enorme schermo ad alta definizione con l'audio perfetto e i popcorn. Oppure potevano andare su YouTube e guardare animazioni in stop motion di alcune scene di Guerre Stellari ricreate con il Lego da bambini di nove anni. Non c'e' stata gara: i bambini sono filati dritti al computer. Ho scoperto che i miei figli, come molti altri, non sono interessati piu' di tanto a Guerre Stellari nella versione di George Lucas. Sono piu' interessati alle Guerre Stellari create dai loro pari, nonostante le cineprese mosse e le dita che finiscono nell'inquadratura.

Quando ero ragazzo c'erano molti prodotti intelligenti pensati per estendere ai bambini il franchise Guerre Stellari, dai giocattoli ai portavivande, ma a quanto ne so nessuno aveva mai pensato ad animazioni in stop motion fatte dai bambini con il Lego. Dev'esserci sempre stata una domanda di Guerre stellari in stop motion, ma era invisibile perche' nessun esperto di marketing aveva avuto l'idea di offrire un prodotto del genere. Ma quando e' arrivato YouTube, e non c'e' piu' stato bisogno del permesso di un esperto di marketing per fare le cose, e' emerso all'improvviso un mercato fino ad allora invisibile. Tutti insieme abbiamo scoperto una categoria che gli uffici marketing avevano trascurato. Tutti quei video sparsi su YouTube sono soltanto semi di soffione in cerca di un terreno fertile dove atterrare. In un certo senso, "sprechiamo video" in cerca di video migliori, esplorando lo spazio potenziale dell'immagine in movimento.

YouTube e' un enorme esperimento collettivo per inventare il futuro della televisione, al ritmo di un video sciocco e sperperatore dopo l'altro. Presto o tardi pero', grazie a YouTube e altri siti, ogni video realizzabile sara' realizzato, e ogni persona che puo' diventare un regista lo diventera'. Ogni nicchia possibile verra' esplorata. Abbassando i costi dell'esplorazione di uno spazio, si puo' essere meno selettivi su come lo si esplora. Nessuno deve decidere se un video e' abbastanza interessante da giustificare il poco spazio che occupa, perche' lo spazio non e' affatto scarso. I costi di distribuzione sono ormai cosi' vicini allo zero da poterli arrotondare a zero. Oggi costa circa 0,25 dollari inviare in streaming un'ora di video a una persona. L'anno prossimo saranno 0,15. Un anno dopo, meno di dieci centesimi. E' per questo che i fondatori di YouTube hanno deciso di lasciarla free, sia nel senso di gratis che di libre.

Il risultato e' caotico e va contro ogni istinto di un professionista della tv, ma e' questo che l'abbondanza richiede e vuole. Se non l'avesse fatto YouTube l'avrebbe fatto qualcun altro. Tutto cio' si riduce alla differenza tra pensare in termini di abbondanza e di scarsita'. Se controlliamo risorse scarse (per esempio la tv in prima serata), dobbiamo scegliere attentamente. Quelle mezz'ore di trasmissione hanno costi reali, e se non si raggiungono le decine di milioni di spettatori si paga con soldi bruciati e carriere distrutte. Non stupisce che i dirigenti televisivi si affidino alle sitcom e alle celebrita': una scommessa sicura in un gioco costoso. Ma se potete sfruttare risorse abbondanti, potete correre rischi perche' il costo del fallimenento e' basso. Nessuno viene licenziato se la vostra clip su YouTube viene vista solo da vostra madre.

Gestione della scarsita'
Anche se i consumatori preferiscono il gratis al 100 per cento, un po' di scarsita' artificiale e' il modo migliore per fare soldi. Me ne accorgo ogni giorno in quanto direttore di una rivista, perche' vivo a cavallo tra due mondi. Nella stampa seguo le regole della scarsita', perche' ogni pagina ha un costo e il numero di pagine e' limitato. Non solo le nostre pagine costano molto, ma sono anche immutabili. Se salta fuori qualcosa di meglio, o se la mia decisione si rivela meno furba di come sembrava qualche settimana prima, a volte dobbiamo andare avanti lo stesso, cercando di limitare i danni. In questo caso siamo costretti a focalizzarci sui costi economici, ignorando i costi di opportunita', potenzialmente ancor maggiori, di tutti i possibili percorsi non imboccati a causa del nostro modello editoriale basato sulla scarsita'. Online, invece, le pagine sono infinite e modificabili all'infinito. E' un'economia dell'abbondanza, che spinge a un approccio gestionale completamente diverso. I successi salgono in cima mentre i fallimenti piombano in fondo. Tutto puo' uscire la' fuori e competere per l'attenzione, e puo' vincere o perdere in base ai suoi meriti, non alle scommesse di un direttore su cosa vuole la gente.

In concreto, la gestione di questi due mondi non e' ovviamente cosi' in bianco e nero. Siccome competiamo sia in mercati scarsi sia in mercati abbondanti, la struttura di management non e' a taglia unica: dobbiamo perseguire simultaneamente il controllo e il caos. Vi sembra schizofrenico? E' soltanto la natura del mondo ibrido in cui stiamo entrando, dove scarsita' e abbondanza coesistono fianco a fianco. Siamo bravi a pensare in termini di scarsita': e' il modello organizzativo del Ventesimo secolo. Ora dobbiamo diventare bravi anche a pensare all'abbondanza.
Chris Anderson

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Fonte: Ode Allo Spreco - Chris Anderson (Wired Italia)
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