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Davvero Google Rende Stupidi? (Didychan su MenteCritica) Stampa
Informatica
Scritto da sberla54   
Sabato 11 Settembre 2010 05:23
Brain Power
Davvero Google Rende Stupidi? (Didychan su MenteCritica)

http://www.mentecritica.net/google-ci-rende-davvero-stupidi/meccanica-delle-cose/il-futuro-e-nei-giovani/didychan/4525/

MenteCritica - Fece Tanto Freddo Che Tutti Ci Ammalammo Di Anarchia

Nicholas Carr, giornalista statunitense, in questi giorni ha pubblicato un articolo che analizza il cambiamento che internet sta portando nel nostro modo di ragionare.

"Da qualche anno ho la brutta sensazione che qualcuno o qualcosa mi abbia manomesso il cervello, scombinando i miei circuiti neuronali e riprogrammando la mia memoria. [...] Un tempo non avevo difficolta' ad immergermi in un libro o in un lungo articolo: la mia mente si lasciava catturare dal racconto o dalla complessita' di un ragionamento e trascorrevo ore a percorrere in lungo e in largo il testo.

Oggi non ci riesco quasi piu'. Anzi, spesso la mia concentrazione comincia a calare dopo due o tre pagine. Non riesco a stare fermo, perdo il filo, cerco qualcos'altro da fare. Mi sembra di dover ricondurre a forza il mio cervello ribelle sul testo. L'immersione profonda che prima mi veniva naturale oggi e' diventata faticosa. [...]
E non sono il solo. Quando parlo dei miei problemi di lettura con amici e conoscenti - per lo piu' scrittori e giornalisti - molti mi raccontano esperienze simili. Piu' usano internet e piu' fanno fatica a concentrarsi su testi di una certa lunghezza. [...] E' evidente che gli utenti leggono online in modo diverso.
"
(Traduzione di Internazionale)

Per chi ha uno stretto rapporto con internet, questo equivale alla scoperta dell'acqua calda: internet e', per definizione, una rete di computer globale in cui i documenti sono connessi tra loro in maniera ipertestuale. Come gia' saprete, un ipertesto e' un insieme di documenti messi in relazione fra loro tramite parole chiave. E' possibile leggere, all'interno di un ipertesto, tutti i documenti collegati dalla medesima parola chiave. Il sistema delle parole chiave permette di passare da un documento all'altro rendendo possibile una lettura non sequenziale dei contenuti.

In parole semplici, e' come un flusso di pensieri: mentre parlo di pizza penso al pomodoro e mi viene in mente l'orto di mia nonna; cosi' su un sito che parla di pizza, sulla parola pomodoro ci puo' essere un link che manda alle immagini di un orto sul sito di qualche coltivatore. Quindi, navigare su internet passando da un argomento all'altro, segue esattamente lo stesso processo di un ragionamento che passa da un pensiero all'altro.

Questa struttura - che sta alla base della rete - ha naturalmente portato gli utenti ad usufruirne in modo disordinato, veloce, immediato: se non troviamo quello che stiamo cercando entro pochi secondi, passiamo subito al sito successivo. In internet esigiamo inconsciamente l'immediatezza del pensiero. I programmatori questo lo sanno benissimo, tant'e' che nel tempo si sono trovati vari escamotage per fare in modo di catturare l'attenzione del lettore occasionale: scrittura schematica e semplice, grassetto, immagini, colori, animazioni...

D'altra parte, c'e' anche un altro elemento importante da tenere in considerazione: internet, un sistema dalla capacita' di calcolo potenzialmente infinita, sta assorbendo buona parte delle tecnologie intellettuali di cui disponiamo. Sta diventando la nostra mappa e il nostro orologio, la nostra macchina tipografica e la nostra macchina da scrivere, la nostra calcolatrice e il nostro telefono, la nostra radio e la nostra tv. Ormai internet ci permette di unificare in un unico strumento la maggior parte delle funzioni che prima eravamo costretti a cercare in mezzi diversi.

Via la TV, c'e' YouTube e il peer-to-peer. Via la radio, ci sono le radio digitali. Via i giornali, in rete troviamo tutte le notizie che vogliamo e anche di piu'. Via le enciclopedie, basta la combinazione Google-Wikipedia. Via gli SMS, ci sono i messenger. Via il telefono, c'e' Skype... E si potrebbe continuare: con un computer connesso in rete e' possibile fare (quasi) tutto.

Quali conseguenze ci possono essere? Calo di attenzione? Forse - direi - piu' che altro un'enorme capacita' di multi-tasking, non sempre positiva. Mentre leggiamo il giornale ci arriva una mail di un amico che ci segnala un video, vicino al video c'e' un link ad un altro video interessante dove parla un certo personaggio che ci viene in mente di cercare su google, troviamo una foto carina che decidiamo di segnalare ad un amico connesso su MSN... e nel frattempo ci siamo dimenticati della notizia che stavamo leggendo. Mi rendo conto che capita spesso, ma sinceramente non ci trovo niente di diverso da quando, studiando per un esame, leggevo e la mente andava per fatti suoi pensando ad altro.

Sicuramente una persona che e' gia' soggetta a deficit di attenzione trova nella rete un terreno fertile. Non dobbiamo pero' dimenticarci le enormi potenzialita' che questo nuovo mezzo ci mette a disposizione, potenzialita' che non ci rendono stupidi, ma, al contrario, ci permettono di accedere ad una sorta di "intelligenza condivisa": un sapere globale e raggiungibile in tempo reale, una connessione continua con gli altri utenti che permette comunicazioni immediate.

Questo enorme sviluppo della rete ha gia' portato dei grossi cambiamenti nella nostra societa', cambiamenti che difficilmente possono essere accettati da chi fino ad ora ha avuto il controllo dell'informazione e della distribuzione della cultura. Perdere il controllo a causa di un nemico invisibile, una massa di cervelli interconnessi che condivide per puro spirito di condivisione (cosa che nella realta' non si e' mai riusciti a realizzare), e' per loro una follia, qualcosa a cui solo un visionario appassionato di fantascienza potrebbe credere. Invece e' realta', assurdamente utopica, ma realta'.

Come tutti i cambiamenti sociali, certamente anche questo puo' avere dei risvolti negativi come quelli gia' citati. Per superarli non e' serve rinnegare la tecnologia e additarla censurandola con terrore: e' sufficiente prenderne coscienza e educare le nuove generazioni a gestirla.

Al contrario di quello che dice Carr, io sono cresciuta con internet, eppure riesco ancora a leggere. Come mai? Perche' sono stata educata alla concentrazione. Riesco a distinguere la lettura su web da quella di un libro e so che devo concentrarmi in maniera diversa. Adoro la lettura "cartacea" e mai rinuncerei ad essa per una virtuale, so per esperienza che leggere un libro al computer mi spinge ad un tipo di lettura differente e meno concentrata.

Allora, educhiamo i giovani a distinguere tra i due sistemi, educhiamoli a focalizzare l'attenzione. Istituiamo dei corsi obbligatori nelle scuole dove esperti della rete siano in grado di guidarli alla ricerca critica. Avere tante informazioni a disposizione, vedere i diversi punti di vista su un argomento, puo' spingere maggiormente a formarsi una propria opinione.

Come dice Carr stesso, Socrate si lamenta dell'invenzione della scrittura, osservando che gli uomini useranno sempre piu' la parola scritta come sostituto delle conoscenze custodite un tempo nella mente. "Ascoltando molte cose senza insegnamento, crederanno di conoscere molte cose, mentre per lo piu' le ignorano"[...] Socrate non aveva torto [...]".

Ma Socrate aveva anche la vista corta. Cerchiamo di non fare lo stesso nel XXI secolo.
Didychan

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