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Nascere Cyborg: La Teoria Della Mente Estesa (Parte 01) (da Il Neurone Proteso) Stampa
Informatica
Scritto da sberla54   
Martedì 07 Agosto 2012 05:00
Stelarc cyber body
Nascere Cyborg: La Teoria Della Mente Estesa (Parte 01) (da Il Neurone Proteso)

http://neuroneproteso.wordpress.com/2011/07/05/nascere-cyborg-la-teoria-della-mente-estesa-prima-parte/

Il Neurone Proteso

"As our worlds become smarter, and get to know us better and better, it becomes harder and harder to say where the world stops and the person begins"

"We cannot see ourselves aright until we see ourselves as nature's very own cyborgs: cognitive hybrids who repeatedly occupy regions of design space radically different from those of our biological forbears"
Andy Clark, da Natural born cyborgs?

Proseguo il discorso iniziato da Cristina sulla cibernetica, portandolo nell'ambito della filosofia della mente, ed in particolare della teoria della mente estesa. Avviso il lettore, che chi scrive quest'articolo e' un sostenitore della teoria della mente estesa, dell'esternalimo e dell'emergentismo, quindi quello che troverete scritto sara' influenzato da cio'.

Il filone fantascientifico del cyberpunk, di cui si e' parlato, ha reso popolari le idee del movimento culturale transumanista, il quale auspica l'aumento delle capacita' fisiche e cognitive dell'uomo, mediante la tecnologia. Nell'immaginario cyberpunk, questo avviene mediante la modifica del proprio corpo, tramite innesti cibernetici.


Questo genere di modifiche, trasforma le persone soggette in una particolare variante di cyborg, degli organismi cibernetici, degli esseri umani potenziati. Tuttavia, possiamo notare che attualmente siamo gia' degli umani potenziati dalla tecnologia che abbiamo a disposizione quotidianamente e che utilizziamo con regolarita'. Un'osservazione che puo' apparire banale, ma stimola ad elaborare una teoria della mente diversa dalle precedenti basate su riduzionismo materialista o su un dualismo che tiene rigidamente separati gli stati mentali da quelli materiali. La teoria della mente estesa, puo' poggiare su un approccio di tipo funzionalista o emergentista.

Definiamo meglio questi -ismi. Con riduzionismo materialista si intende che gli stati mentali sono un'espressione del sistema nervoso, al quale si puo' far corrispondere esattamente ogni configurazione di essi. Secondo il R.M., la mente non puo' essere separata dal corpo, e lo studio della neurofisiologia e' sufficiente a comprenderla. All'opposto, il dualismo sostiene l'irriducibilita' degli stati mentali alla materia. Mente e materia sono separati e non possono in alcun modo interagire.

In mezzo a questi due opposti si collocano funzionalismo ed emergentismo. Il primo termine fu usato per la prima volta da Hilary Putnam come opposizione al riduzionismo, basandosi sull'idea delle molteplici realizzazioni. Ovvero: un particolare stato mentale non puo' essere identico ad un certo stato cerebrale, perche' i singoli stati mentali che appartengono a quel tipo di stato cerebrale possono essere implementati da stati cerebrali di genere diverso. Questo comporta che, data la molteplice realizzabilita' degli stati mentali, essi possono manifestarsi anche in sistemi diversi da quello umano, ad esempio in calcolatori. L'idea di mente come software che gira sopra ad un hardware di carne e neuroni, nasce da qui.

La teoria della mente estesa, come il funzionalismo, assume che la mente sia indipendente dalla materia, la quale puo' anche essere di tipi diversi, dall'organico, all'inorganico a combinazioni di questi, come vedremo piu' avanti.

L'emergentismo e' una corrente filosofica che parte dallo studio dei sistemi complessi. In essa, la mente e' una proprieta' emergente dell'interazione di piu' elementi di un sistema. In poche parole, da un sistema dinamico possono scaturire, in modi completamente auto-organizzati, dei comportamenti che, nello studio dei singoli componenti, non si sarebbero potuti prevedere. In questo modo, l'emergentismo puo' permettersi di non rifiutare completamente tutte le varie categorie epistemologiche contrapposte, quali meccanicismo e vitalismo, monismo materialista e dualismo cartesiano, riduzionismo e olismo, oggettivismo scientista e soggettivismo umanistico, ma di prendere da esse le parti utili e di fare da tramite, mediante l'idea di quid emergente.

Un filosofo emergentista di cui ho gia' scritto molto su questo blog e' Douglas R. Hofstadter, mentre Daniel C. Dennett, altro filosofo di cui ho scritto, si autodefinisce un funzionalista. La teoria della mente estesa, abbatte i presunti limiti definiti dal confine del cervello fisico e dall'epidermide. Dal cervello, partono assoni che vanno ad innervare tutto il corpo umano, formando cosi' il sistema nervoso, il quale e' un sistema dotato di retroazione. Lo stesso feedback e' presente nell'interazione con l'ambiente, ad un livello superiore rispetto ai "semplici" scambi chimici ed elettrici che avvengono all'interno del corpo. Un cervello che nascesse senza corpo e completamente isolato, non potrebbe produrre una mente come la intendiamo ora. Lo stesso accadrebbe con un essere vivente nato e rimasto completamente isolato dall'esterno. Gli esperimenti sulla deprivazione sensoriale sono indicativi: la mente ha bisogno di continue interazioni con l'esterno per funzionare nel modo in cui conosciamo. In assenza completa di interazione ambientale, la mente, se possiede gia' dei ricordi, tende a sopperire mediante allucinazioni. Solo grazie a questo sistema dinamico formato da ambiente, corpo e cervello, possono emergere le menti che conosciamo. Questo viene chiamato approccio incarnato e situato.

"Il mondo non e' una costruzione del cervello, non e' il prodotto dei nostri propri sforzi coscienti. C'e' per noi, noi siamo al suo interno. La mente cosciente non e' dentro di noi; sarebbe meglio dire che essa rappresenta una forma di attiva sintonia con il mondo, un'integrazione realizzata. È il mondo stesso che fissa la natura dell'esperienza cosciente"
Alva Noe (Perche' non siamo il nostro cervello), filosofo di posizione enattivista.

Essendo tutto parte di un sistema dinamico complesso, diventa utile analizzare il modo in cui i vari componenti interagiscono fra loro. Osservando il comportamento e la storia del genere umano, possiamo accorgerci di quanto esso modifichi continuamente l'ambiente per adattarlo alle proprie esigenze. Al tempo stesso, dal punto di vista biologico, gli organismi umani si adattano all'ambiente di generazione in generazione nel modo descritto dalla teoria dell'evoluzione. Dal punto di vista cognitivo, l'essere umano apprende continuamente nuovi modi per interagire con l'ambiente. Sia per sperimentazione, che per imitazione. Modifica i propri schemi mentali per renderli adatti a vivere nel luogo e nel tempo in cui e' situato. Possiamo quindi dire che la mente umana non e' assolutamente isolata e separata dal mondo e non c'e' una totale distinzione fra interno ed esterno. Dal momento in cui l'uomo inizia a costruirsi strumenti o anche solo ad interagire abitualmente con parti dell'ambiente, queste diventano parte degli schemi mentali dell'individuo. Ogni volta che esso vorra' fare un'azione, sara' automatico per lui utilizzare questi supporti esterni al proprio corpo, con la stessa naturalezza con cui esso utilizza gli strumenti del corpo. L'uso di essi ci permette di eseguire compiti che altrimenti sarebbero decisamente piu' complessi e forse irrealizzabili. Questo crea un circolo nel quale l'entita' degli adattamenti ambientali e degli adattamenti soggettivi che operiamo, aumenta esponenzialmente.

Secondo Andy Clark e David Chalmers, le condizioni che un supporto esterno deve soddisfare per avere una continuita' con la mente sono:

  1. Il supporto deve sempre essere disponibile ed essere usato regolarmente, cioe' deve essere una costante nella vita della mente soggettiva di cui e' candidato a essere estensione.
  2. L'informazione contenuta nel supporto deve essere facilmente accessibile.
  3. L'informazione contenuta nel supporto deve essere accettata come valida in modo automatico.

Alcuni esempi: pensiamo al bastone di un cieco, alla calcolatrice di un contabile, all'automobile, al computer o al telefono cellulare sempre presenti, all'orologio da polso. Il ciclista che sente le asperita' del terreno trasmesse tramite le vibrazioni della bicicletta, gli automatismi con i quali governa la bicicletta e la fa muovere, curvare, frenare, senza dover coscientemente e razionalmente decidere quali parti del proprio corpo muovere per compiere quella particolare macro-azione. Semplicemenete pensa che deve rallentare, ed in automatico fa rallentare tutto il sistema formato da lui piu' la bicicletta. Il nostro corpo ed il cervello in esso contenuto, potrebbero essere considerati come un'interfaccia fra la nostra mente emersa e l'ambiente. La nostra epidermide diventa un confine solamente materiale fra il corpo e le altre sostanze presenti nel cosmo, mentre dal punto di vista mentale non vi e' alcun confine tranne quello sfumato definito dalla possibilita' di interazione. Quindi, il cervello ed il corpo si adattano all'ambiente, il corpo modifica l'ambiente adattandolo a se', e la relazione fra cervello ed ambiente si fa sempre piu' stretta. Al contrario di cio' che si potrebbe pensare, le capacita' cognitive non diminuiscono a causa degli strumenti a cui ci abituiamo, ma si spostano dalla manipolazione diretta dell'ambiente naturale, all'utilizzo di interfacce che permettono tale manipolazione.

XKCD - Extended Mind

Interessante a questo proposito l'esperimento di Maguire (2003), in cui si dimostra che il volume di materia grigia dell'ippocampo dei taxisti londinesi e' superiore rispetto a quello dei comuni individui e proporzionale agli anni di carriera trascorsi nel taxi. In sostanza, secondo Malafouris (2010), l'esperimento potrebbe suggerire che il download delle memorie inerenti alla mappa topografica della citta' nei moderni sistemi GPS, potrebbe di fatto liberare spazio neurale all'interno dell'ippocampo, spostando il carico dal cervello all'oggetto-navigatore. Se ora si estende l'idea di Malafouris ad ogni fenomeno di download neurale possibile, sembrerebbe che l'avanzamento tecnologico porti ad un collaterale svuotamento del cervello, rasentando una prospettiva che ricalca quella descritta dal film "Idiocracy", nel quale un'ipotetica umanita' del futuro ha sviluppato tecnologie cosi' avanzate da ridurre qualunque sforzo cognitivo al minimo, schiacciando il QI medio a livelli infimi.

Tuttavia, una prospettiva apocalittica di questo tipo non mi ha mai convinto seriamente e oltretutto mi e' sempre parsa contrastare con le idee sviluppate dagli archeologi cognitivi e piu' volte discusse in questo blog. Se infatti nuove sfide ambientali avrebbero condotto in passato alla necessita' di sviluppare nuove tecnologie litiche, richiedendo l'avvento di funzioni cognitive piu' avanzate, non e' chiaro perche' il processo dovrebbe invertirsi all'aumentare della complessita' tecnologica degli artefatti realizzati dagli esseri umani. Il punto della questione, che scongiurerebbe l'ipotesi Idiocracy, e' nuovamente nel concetto di interfaccia: per far funzionare correttamente i nostri contemporanei artefatti potrebbero essere necessarie nuove e piu' complesse funzioni di interfaccia tra realta' e cervello, sicche' le reti neurali ora libere verrebbero riciclate a questo scopo e le interfacce cervello/realta' continuamente sostituite o assemblate in nuove combinazioni piu' complesse, al crescere del livello tecnologico di fondo (Cfr. Dehaene, 2005; Malafouris, 2010 – Hypothesis of "Neuronal recycling"). Risultato di tutto cio' potrebbe essere una mente differente dalle varianti meno estese del passato, ma capace di confrontarsi probabilmente in maniera piu' efficace con le sfide del mondo a venire.
(dal blog neuro@ntropologiaNeureplenish!)

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Fonte: Nascere Cyborg: La Teoria Della Mente Estesa (Parte 01) (da Il Neurone Proteso)
Home Page Il Neurone Proteso: http://neuroneproteso.wordpress.com/

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