Perche' L'Oppresso Diventa Complice Dell'Oppressore? Una Prospettiva Psicologica (di La Fionda) Stampa
Politica
Scritto da Joel   
Giovedì 17 Marzo 2022 10:00
Perche' L'Oppresso Diventa Complice Dell'Oppressore? Una Prospettiva Psicologica
Perche' L'Oppresso Diventa Complice Dell'Oppressore? Una Prospettiva Psicologica (di La Fionda)

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La Fionda - Contro i Golia del nostro tempo

"E quale sarebbe l'alternativa?". Oppure: "tanto non cambiera' mai nulla!". E ancora: "non sara' perfetto, ma questo e' sicuramente il migliore dei mondi possibili". Quante volte sentiamo ripetere queste frasi, magari alla fine di accese discussioni in cui si cerca di far luce sulle drammatiche contraddizioni e sulla violenza intrinseca del sistema sociale contemporaneo? E magari pure da persone che, in teoria, dovrebbero avere tutto l'interesse di sovvertirlo.
Pur essendo sovente danneggiati dalla situazione in cui vivono, questi soggetti molto spesso la percepiscono e la interpretano come un dato naturale (quindi immodificabile) e non come qualcosa di storicamente determinato (quindi modificabile). Puo' accadere anche - sempre piu' raramente - che qualcuno (senza evidenti conflitti di interesse), attraverso false credenze, adduca motivazioni tese a legittimarlo e argomenti volti a farlo passare come bello e giusto, rendendosi anch'esso complice della propria oppressione. La "cultura" contemporanea, dalla Thatcher ("there is no alternative") a Fukuyama (La fine della storia), dalla Gruber a Fazio, ha tutto l'interesse affinche' queste retoriche vengano interiorizzate dai gruppi sociali e lavora instancabilmente in tal senso, non avendo (in genere) nemmeno bisogno di ricorrere alla minaccia e all'uso della forza. Ma tutto cio' fa leva anche su motivazioni prettamente psicologiche.

Ancora, si e' abituati a pensare che tutte le nostre idee su di noi, sul mondo e sugli altri siano frutto di attenti ragionamenti e precise valutazioni. Si dimentica spesso pero' di considerare anche la componente "calda", ovvero quella che fa piu' capo alle emozioni, alle situazioni, ai bisogni, alle motivazioni. Credenze e valutazioni spesso derivano da elaborazioni di informazioni distorte, selettive e "interessate". Le persone tendono a credere a cio' in cui desiderano credere, a volte anche di fronte ad evidenti prove disconfermanti: i pensieri, i sentimenti e i comportamenti dell'individuo sono influenzati dagli altri molto piu' di quanto sia generalmente riconosciuto.

Una teoria psicologica sociale sviluppata dallo psicologo statunitense John Jost puo' gettare luce su questi meccanismi: la "System Justification Theory".

La teoria psicologica "system justification" riguarda il processo mediante il quale gli accordi sociali esistenti sono legittimati, anche a spese di interessi personali e di gruppo. La "giustificazione del sistema" cattura i bisogni sociali e psicologici di infondere legittimita' allo status quo e vederlo come buono, giusto, naturale, inevitabile e persino desiderabile. Essa, come detto, si sviluppa anche in quella parte della popolazione che avrebbe tutto l'interesse a ribaltare il sistema economico sociale e politico, rinsaldando tutte quelle dinamiche che ne fanno un gruppo de-privilegiato. Un assunto della teoria e' "non tutte le ideologie hanno alla base gli stessi bisogni". Una persona, per esempio, potrebbe anche essere costantemente esposta ad una certa ideologia, ma se questa non andra' incontro ai bisogni di giustificazione del sistema non avra' molta presa sulle convinzioni ideologiche del soggetto. Non tutte le ideologie sono in grado di soddisfare i bisogni di chi, per fattori interni o esterni, e' portato a giustificare il sistema. Fattori interni (cause disposizionali) ed esterni (cause situazionali) possono agire anche in modo sinergico. Per quanto riguarda i primi, s'intende il caso in cui il bisogno di giustificare il sistema all'interno del quale si vive fa capo a caratteristiche proprie del soggetto, in qualunque situazione esso si trovi. In letteratura si fa frequentemente riferimento a tendenze come: esigenza elevata di gestire l'incertezza e la minaccia, intolleranza all'ambiguita', necessita' di ordine, struttura e chiusura, percezione di un mondo pericoloso, paura della morte, "auto-inganno", bisogno di affiliazione, dissonanza cognitiva. Tutte caratteristiche personali che, al contrario di costrutti come la complessita' cognitiva e l'apertura all'esperienza, portano la persona nella direzione di supportare ideologie giustificanti il sistema.

Vi sono pero' tuttavia anche fattori situazionali che possono agire sulla tendenza o meno di un soggetto o di un gruppo a giustificare il sistema dominante. In questo caso ci si riferisce a contingenze in cui l'abbracciare il sistema di riferimento porta piu' vantaggi immediati (funzione palliativa) rispetto al criticarlo o cercare di sovvertirlo. I fattori piu' citati in letteratura sono l'elevata minaccia al sistema, l'elevata minaccia di morte percepita (il fatto che il crollo delle Torri Gemelle abbia simultaneamente evocato la minaccia di morte percepita e la minaccia al sistema puo' aiutare a spiegare perche' si siano registrati aumenti relativamente significativi sia tra i liberali sia tra i conservatori nel sostegno all'amministrazione Bush e alle sue politiche dirette alla legittimazione dello "status quo"), la dipendenza dall'esterno, il senso di impotenza. In sintesi, il "cocktail" tra i fattori disposizionali e situazionali citati determinera' in maniera importante quanto una persona sara' o meno portata ad accettare e sostenere ideologie tese a giustificare il sistema dominante. Vediamo cosi' restituita ai bisogni e alle motivazioni gran parte di quell'importanza esageratamente attribuita al freddo ragionamento cognitivo.

Un aspetto interessante da discutere piu' attentamente e' quello relativo al bisogno di affiliazione che porterebbe le persone a condividere piu' probabilmente idee di individui e gruppi socialmente accettati, spostando i propri atteggiamenti verso quelli di questi ultimi, oltre che verso quelli delle persone piu' vicine e significative, facendo dipendere da cio' i concetti di se' e le autovalutazioni ("sintonizzazione sociale"). Facendo riferimento alla teoria della realta' condivisa, si puo' sostenere che le persone sono motivate a raggiungere la comprensione reciproca con altri individui specifici al fine di stabilire, mantenere e regolare le relazioni interpersonali, soddisfacendo cosi' i bisogni relazionali di affiliazione e, in secondo luogo, percepire se' stessi e i loro ambienti come stabili, prevedibili e potenzialmente controllabili, soddisfacendo cosi' il bisogno di raggiungere una certa sicurezza.

Una immediata implicazione di quanto appena detto sulla quale vale la pena riflettere e' che incontrare una visione del mondo veramente alternativa o "contro-culturale" puo' essere una severa minaccia per le motivazioni relazionali, perche' mette in discussione l'insieme condiviso e significativo di presupposti da cui dipende una rete di relazioni interpersonali. Questo fatto puo' sicuramente aiutare a spiegare la ferocia con cui gli individui e i gruppi spesso si sforzano di evitare, respingere e persino osteggiare coloro che sostengono convinzioni e prospettive ideologiche concorrenti a quelle vigenti. In altre parole, la semplice esistenza di una visione del mondo alternativa puo' sfidare l'insieme condiviso di credenze che costituisce la base stessa delle connessioni delle persone con la famiglia, gli amici e i gruppi sociali. E oggi lo possiamo constatare tutti i giorni, anche in quei luoghi che dovrebbero essere - e professano di essere - liberi, democratici e inclusivi.

Altro aspetto interessante riguarda la dissonanza cognitiva. Mettiamola cosi': se dovessi constatare l'ingiustizia del sistema sociale, per mantenere una certa coerenza interna dovrei conseguentemente adoperarmi per porvi rimedio. Con tutte le implicazioni anche relazionali appena discusse. Questa non sempre e' un'eventualita' entusiasmante per le persone, che in genere mirano al "risparmio cognitivo" e, come abbiamo visto, al "quieto vivere". Per cui, vista la necessita' di mettersi in moto per combattere il sistema ingiusto nel momento in cui lo percepisco in questi termini, con variabili gradi di consapevolezza si va direttamente verso una percezione di esso come giusto e legittimo. Della serie: "chi me lo fa fare?".

Ultimo punto a cui vale la pena accennare e' quello relativo alla "dipendenza dall'esterno", che si lega al "senso di impotenza". In breve, un rapporto di dipendenza e un senso di impotenza contribuiscono ad aumentare la "legittimita' percepita" dell'autorita' da parte degli individui, che a sua volta guida, attraverso un meccanismo perverso, verso una maggiore soddisfazione della propria condizione all'interno dello status quo. Come a dire, se non ho il potere di cambiare le cose e nemmeno la forza per farlo, tanto vale accettarle cosi' come sono e, di piu', raccontarmi che "va tutto bene". Cosi' facendo, i soggetti dipendenti e impotenti contribuiscono drammaticamente anche al mantenimento di uno status quo di disuguaglianza a livello del sistema sociale nel suo insieme. Un docile servo obbediente che gioisce per le briciole che cadono dalla tavola imbandita del padrone e' il complice perfetto del proprio aguzzino ed e' fra l'altro esattamente cio' di cui il Potere ha bisogno per riprodursi indisturbatamente.

In conclusione, possiamo quindi farci un un'idea un po' piu' precisa - anche dal punto di vista psicologico - di come mai un sistema come quello attuale, nonostante produca sempre piu' svantaggio sociale ed economico per larga parte della popolazione mondiale e nel quale i ricchi divengono sempre piu' ricchi, mentre le classi medie e lavoratrici divengono sempre piu' povere, continui comunque a riprodursi anche grazie al sostegno di coloro che da questo sistema si vedono svantaggiati e financo sconfitti. Si puo' quindi ipotizzare che certi bisogni psicologici umani agevolino una tale dinamica distorta: emerge infatti, fra le altre cose, che l'ideologia dominante e' sostenuta oltre che per il fatto che riesce a far leva su determinate tendenze e bisogni psicologici, anche perche' il rimetterla in discussione vorrebbe dire andare a contrastare i bisogni psichici relazionali, di solidita' e di sicurezza che l'essere umano - e qualcuno piu' di altri - ha bisogno di vedere soddisfatti, anche attraverso l'approvazione acritica del sistema dominante.

E' sotto gli occhi di tutti che - seppur in maniera caotica, rizomatica e anche "grazie" alla mano pesante del Potere - una certa coscienza nel Popolo si stia lentamente ma progressivamente risvegliando. E allora viene da chiedersi (sperare): i servi avranno la consapevolezza e la forza di smetterla di servire il padrone, disarcionarlo dal suo scranno e instaurare un avvenire di maggiore Pace, Giustizia, Uguaglianza e Liberta'?
Gianmarco Massaro e L'Indispensabile

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Fonte: Perche' L'Oppresso Diventa Complice Dell'Oppressore? Una Prospettiva Psicologica (di La Fionda)
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