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Kalashnikov - Vampirizzati Oggi Stampa
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Scritto da Pierkna   
Martedì 06 Dicembre 2011 12:08
01 - Vampirizzati Oggi
Quest'alba a due colori mi ridestera' dai miei sogni di complessita'.
Ed alzarsi dalla bara della nostra identita' ogni giorno e' faticoso nella sua semplicita'.
Mi succhiano il sangue, mi strappano brandelli di carne viva, muoio ogni giorno e risorgo la notte.
Vampirizzati oggi, manca l'intesa tra gli affetti, i pensieri e le azioni.
Mi agito la notte, ballo ritmi di vendetta, scandisco le ragioni della mia estraneita'.
Estraneita' a quel mondo nel quale poi mi sveglio come polvere spazzata per le vie della citta'.
Mi succhiano il sangue, mi strappano brandelli di carne viva, muoio ogni giorno e risorgo la notte.
Vampirizzati oggi, manca l'intesa tra gli affetti, i pensieri e le azioni...


La canzone racconta dello scollamento che esiste tra i nostri desideri, le nostre aspirazioni, le nostre azioni e il nostro modo di essere. Il quotidiano, fatto di lavoro, di stupide incombenze e ovvieta', ci risucchia le energie vitali che spesso non possiamo piu' spendere in cio' che e' realmente importante per ciascun essere umano, come l'amore, l'amicizia, l'arte, il pensiero, i rapporti autentici con le persone. Il sistema ci imponene un modo di vivere estraneo alle nostre reali pulsioni, e ci trasforma tutti in soggetti schizofrenici...
Musicalmente Vampirizzati Oggi e' un pezzo sincopato in levare, salsa-merenghe metropolitana con melodia tipo Napoli Violenta. Ok? Il testo ha qualcosa di un grande horror filosofico della nostra adolescenza: The Addiction (1995) di Abel Ferrara. Un film di vampiri ad altissimo contenuto paranoico...


02 - Canzone D'Amore Spettrale
Tienimi per mano mentre pendo dall'abisso
ed oscillo come lacrima sulla forca del destino.
Se lasci la presa sai non saro' io a cadere,
ma tu ad essere risucchiato dal buio magnete che sorregge
le stelle e stacca i sogni dalla testa degli uomini.


Una storia d'amore sospesa nei cieli della citta', un pezzo breve, ma dalla struttura strana (non ha ritornello o non ha strofa, decidete voi), sull'incomunicabilita' dei sentimenti, sulle aspettative tradite nei rapporti, sugli amori fantasma.
La prima parte suona decisa e ritmata perche' abbiamo evitato di usare i piatti della batteria (niente crash, ride o charleston insomma), un modo per esaltare i battiti e i riverberi dei tamburi e dare un senso di destino incombente; un grande insegnamento tratto dal terzo disco di Peter Gabriel, uno che odiava le soluzioni musicali a portata di mano. Se trovate davvero poco cool ascoltare con un orecchio il damerino inglese e con l'altro i Wretched, beh... benvenuti nel mondo impossibile del collettivo Kalashnikov!


03 - La Fabbrica Dei Morti
Ci arrampicammo sul traliccio con le mani nere d'odio,
per vedere da vicino la fabbrica dei morti.
Nella fabbrica dei morti hanno lavorato i nostri padri per costruire il vuoto che sentiamo in fondo al cuore.
Tra le linee di montaggio, alla luce dei lampioni, ci parve di vedere specchiarsi i nostri volti.
Ma non erano riflessi, erano corpi in carne ed ossa che giacevano nelle bare sul nastro di trasporto.
Per un po' ci siamo fermati con le mani sopra gli occhi, ma deglutita la paura ci venne sete di vendetta!
I gufi ci schernivano dai rami nella notte, ma smisero i meschini quando il sasso noi lanciammo
...quando il sasso noi lanciammo...


Qui parliamo di un tema che non abbiamo mai affrontato cosi' esplicitamente, cioe' il lavoro. In questi anni di merda sappiamo quanto le promesse che il sistema capitalistico ha fatto ai nostri padri siano state tradite, rivelando il vero volto di cio' che avrebbe dovuto garantirci il benessere e la felicita': un sistema di sfruttamento che mastica le persone e succhia loro la dignita'. Anche questo e' un pezzo dalla struttura anomala, decisamente narrativa. Si parte con un intro strumentale che e' fondamentalmente il commento sonoro della Corazzata Potemkin di Ejzenštejn, che si sente nella celebre sequenza del Secondo Tragico Fantozzi (che poi, alla fine, e' un grande concept sulla surreale condizione del lavoratore nella nostra societa'... quindi tutto torna). Il testo e' costruito come una filastrocca amara, crudele, che sfocia nel finale ieratico in d-beat, nel quale la parte del leone la fa l'organo da chiesa del Don...


04 - Il Vero Degrado E' L'Abitudine Al Vivere
Tentativo di auto-azzeramento dell'nceneritore,
crollo, cedimento strutturale, il vero degrado e' l'abitudine al vivere.
Ossa calpestate nella societa' del sorriso.


"Il vero degrado" e' un remake (piuttosto creativo, diciamo) di un pezzo dei nostri amici Ebola, ultracore bastards bresciani, il cui testo, coinciso e spietato, ci e' piaciuto subito tantissimo. L'abbiamo trovato davvero perfetto per sintetizzare i tempi di stupidita' e superficialita' generalizzata in cui viviamo. Quella stupidita' e quella noncuranza che, ad esempio, hanno reso possibile che un paese di nome Italia diventasse terra di saccheggio per un ridicolo dittatore e per i suoi meschini leccapiedi.
Ad ogni modo, la nostra reinterpretazione del pezzo parte col liscio e finisce col blast-beat. In mezzo: cavalcata death-metal con batteria a singhiozzo. Qui trovate il pezzo originale degli Ebola, contenuto nell'omonimo cd-r del 2009.
Il perche' un gruppo come il nostro abbia deciso di registrare una cover di una band harsh-grind vecchio stampo come gli Ebola parrebbe meritevole di essere discusso, ma - sorpresa! - non lo facciamo.

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