Registrato e mixato da Michele Valente al M.A.T. Studio tra Aprile e Novembre 2025, e masterizzato da Jesse Germanò ai Jedi Studio, A Lovers Manifesto mostra tutta la trazione peculiare della formazione barese. I Pastel alimentano un caos strumentale impattante, che scivola in un pandemonio vitale e in un'istintiva propulsione di adattamento agli urti dell'esistenza.
Uscito lo scorso 3 Aprile in autoproduzione e co-pubblicato da Oliver Glenn Records, Rufen Records, Slow Down Records, Vina Records e Dischi Decenti, il disco rivela il microcosmo più intimo della band. Un'opera emersa a livello autoctono attraverso la marea degli eventi che i suoi elementi hanno vissuto sulla propria pelle: la scrittura, iniziata nel lontano 2018, ha dovuto attraversare lo stop della pandemia e un saliscendi emotivo durato anni, prima di trovare la sua catarsi definitiva con l'ingresso in studio nel 2025.
Il risultato è la trasposizione in rumore di un'esperienza collettiva e individuale. Qui la loro matrice strumentale - un blend tra math rock libero e alt-jazz emozionale - emerge grazie a una produzione empirica, elegante e millimetrica. Il disco suona come una jam session colma di oscillazioni emotive, trascinata da voci all'unisono che danzano agili sopra i tappeti strumentali.
Le accordature ripetitive e i tornanti di "Lucky Kentucky" fanno da trampolino a un disco che nuota dentro un magma di math rock emozionale. È un flusso colmo di accenti e improvvise discese, caratterizzato da aperture variopinte in cui si muovono voluttuosi, legati dal moto della batteria come da un filo di corda. Sono tappeti sonori altalenanti che sprofondano negli abissi del suono, dove si scende e si sale perennemente, disegnando paesaggi peculiari e dando vita a una struttura strumentale carica di elettricità. Le chitarre cangianti di "Albatros" racchiudono un concentrato di suoni che si aprono come insenature colme di direzioni dissonanti e variegate. Il brano si alimenta di oscillazioni e derive, dove le accordature danzano incastrandosi con precisione alle trame di batteria; a coronare il tutto interviene la coralità vocale, che scandisce le parole e accompagna un tappeto sonoro capace di definire, da solo, la cifra stilistica del gruppo.
"Thelonious", traccia conclusiva del disco, è un esplicito omaggio a Thelonious Sphere Monk, il compositore e pianista che scardinò e ribaltò la semantica espressiva dell'improvvisazione e i canoni del jazz. Il brano si presenta come una densa e stratificata costruzione di territori caldi, sospesi tra jazz fusion e una vera e propria scarpinata dentro ouverture soniche. Qui la batteria si fa decisamente più spinta, mentre le accordature si colorano di sfumature lisergiche, alimentandosi di una libertà dissonante che la coralità vocale trascina con sé, in un perfetto equilibrio tra puro sentimento e duttilità espressiva.
Con questo lavoro, i Pastel sorvolano oltre ogni confine stilistico: muovendosi tra la precisione geometrica del math rock e la libertà espressiva del jazz, la formazione barese trova la propria personalissima strada maestra per tradurre il rumore dell'esistenza.
Ms_Antrophy
.ASCOLTA IL DISCO.
.TRACKLIST.
01 - Lucky Kentucky
02 - Albatros
03 - Pettirosso
04 - J. Missouri
05 - Today? Mayday!
06 - Thelonious
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