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L'umanità scorre come un grumo che ha continue falle. Come un prodotto con evidenti problematiche nella sua articolazione basale, vive la sua esistenza compresso dentro una pressa: galvanizzato dalle idee, ma bloccato da paure e dinamiche venali che lo conducono sempre a raccontarsi bugie. Si autosabota dentro gap di pensiero, trascinato dal qualunquismo o da visioni errate contaminate dalla società, aggrappandosi a false certezze e speranze, oppure rincorrendo l'idealizzazione di una realtà che risulta essere fasulla.
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Ad un primo impatto la quotidianità potrebbe sembrare un alternarsi di eventi che, posti sul medesimo tracciato, compongono un'esistenza fluida come il corso d'acqua. La realtà, però, è un'altra: se perdi l'equilibrio e la forza di rimanere in piedi di fronte al caos, la vita ti opprime come una pressa dalla quale è quasi impossibile riemergere. Di fronte all'impasse esistenziale e concettuale in cui la società si è impantanata, serve una spinta propulsiva che ti forgi a superare l'ostacolo, la perdita e l'alienazione che il mondo contemporaneo ti scarica addosso, costringendoti a lottare con il Minotauro in uno spazio sempre più stretto.
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L'umanità è l'assemblaggio di un'articolazione fallata, venuta sghemba per conto proprio; ha governato, ha abusato di un potere mai concesso, ha indossato maschere dentro al proprio cassettone decidendo quale faceva più al caso suo per ogni evenienza così da non poter mostrare, mai, la propria reale natura.
Perché qualora mostrasse il suo vero volto, lo vedrebbe come mostrare la propria fragilità, e in un periodo storico come quello attuale è considerato, ora più che mai, un errore mostrarsi scoperti nei confronti di una collettività che ti scava dentro senza un briciolo di sensibilità.
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Ci viene insegnato che l'esistenza è come l'ultimo colpo in canna di una pistola. Nessuno ci ha avvertito, però, che quello spazio in cui ci chiedono di vivere sarebbe stato soffocato dall'oppressione socio-politica; una realtà fatta di carenze, contesti disfunzionali, governi egoriferiti, la brutalità di una bomba sotto il sole e il sangue innocente di un bambino a cui è stata negata la crescita.
La verità è che più metti i piedi tra l'asfalto bruciato di un mondo che germoglia odio e abusi di ogni tipo, più ti convinci che l'unico modo per non farsi risucchiare da queste dinamiche è essere trasparenti in un ambiente torbido.
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Per ogni tragitto verso sconosciuti percorsi, vive e sopravvive dentro di noi un'insita forma di bilanciamento perpendicolare che - anche di fronte alle più alte montagne da attraversare - ci accompagna lungo i tornanti e le deviazioni della vita. Come una bussola interna, ci tende la corda dell'esistenza, rimettendoci in equilibrio nelle tempeste, negli istanti di vuoto, nelle difficoltà. È lì che si fondono il caos e una tensione propulsiva, una ripartenza che genera un mutamento vitale e dà l'impulso che porta il nostro polso a battere di nuovo.
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Il veleno di questo periodo storico è la linfa di una fitta matassa esistenziale che si nutre di edonismo ed abusivismo politico e vitale. Un meccanismo che sottotraccia - attraverso un sistema fatto di nascondigli e malefatte - decide il destino ed il percorso che ti condurrà alla tua lapidaria fine.
In uno stato confusionale teso tra dubbi ed inesattezze, l'uomo, è sempre più il fardello di sé stesso: egoico ed accecato dal paralume mediatico - striscia al confine tra una debolezza cronica ed un apatia primaria.
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Folgorano il cielo plumbeo e stanco anche di sé stesso, da Brighton, gli Hemiptera.
Militante quartetto dedito ad un classico impianto crust punk (inizio era nuovo millennio) impreziosito da diversificate colorazioni; emo, rock, post-metal, le claustrofobiche melodie black metal, momenti più tenui e respirati che anticipano la conseguente apocalisse, catastrofi varie ed eventuali incluse; il tutto validamente supportato strumentalmente da un insolito quanto indovinato violoncello.
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Si apre il sipario sull'ennesimo punto di non ritorno, provocato dall'imprudenza umana che, in questo momento più che mai, per pulirsi la coscienza dalle proprie malefatte, alla propria sete di potere, suppone che, se si sposta il focus, il sistema può davvero convincerci che siamo noi ad ingigantire i loro porci comodi.
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Dal nettare infame ed ingordo del corpo sociale, trainato da un sistematico ingranaggio carente di umanità - l'uomo di fronte alle lotte introspettive ed esterne che gli riempiono la vita e la non-vita - rimane arginato, cesellato dentro un penitenziario esistenziale d'arroganza e di viltà.
Vive un estremo eccesso di presunzione nel soddisfare necessità irreali, ad andar dietro ad un'omologazione generale e antropologica.
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Tanto breve quanto intenso il debutto dei Plastic Lung da Campobasso.
Power-trio multi-funzione senza finzione.
Non c'è trucco non c'è inganno, venghino siòri venghino, è bello, piace e diverte.
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